Unisco pollice ed indice, partendo da quelli di Sofia, che a 15 mesi avranno certo tenuto ancora poco ma già con l'intuizione dell'invisibile si uniscono pronti a trattenere, e da lì nascono evoluzioni di immagini metafisiche: non hanno forme ma richiamano forme; non hanno suoni ma sembra che muovendosi creino suono; pollice ed indice girano su di lei, s'attorcigliano, poi si aprono veloci verso l'alto lasciando che l'immagine si lanci a volteggiare; allora in aria tutt'e due i nasi, quello di Sofia a seguire il mio, insieme perdendo per qualche istante lo sguardo sulle traiettorie dei suoi volteggi; e poi in caduta libera riprendo l'immagine e la restituisco a Sofia, che da qualche giorno ha scelto che il compimento della storia si faccia portando le dita unite sulla bocca e soffiando fff f f f f f
Sceglie di chiudere il cerchio dell'invisibile: dal niente venuto a volteggiare, torna soffiato al niente.
Sofia d'altronde conosce bene il vento, e, quando lo sente arrivare addosso o sulle foglie, gli parla imitando la sua voce fff f f f f f
Sofia d'altronde conosce bene il vento, e, quando lo sente arrivare addosso o sulle foglie, gli parla imitando la sua voce fff f f f f f
Cosa siano queste immagini, non lo sappiamo.
Cosa facciano neanche.
Ma, della loro breve storia, tutte le volte ce ne incantiamo.
E ne ridiamo. Perché la storia dell'invisibile è solo un gioco.
E ne ridiamo. Perché la storia dell'invisibile è solo un gioco.
