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4.5.12

Anche la legge del contrappasso è rosa

Oggi, signori, in nome del rosa, la creatività s'è spenta, martire indifesa.

Allora, come lo facciamo il vestito?
Rosa.
... ok. E le scarpe?
Rosa.
... mmmh, va bene. E le braccia?
Rosa.
... ma magari non ti andrebbe un bel...
Rosa.
Rosa. E la faccia? 
Rosa.
Ma che, te sei inceppata?

2.5.12

Fiori di lillà

Qualche post fa ho raccontato del mio modo a mio parere poco coraggioso di districarmi tra la dipendenza di Sofia per il ciuccio invocando in mio soccorso una fantomatica fatina ruba-ciucci platinata (glossy glossy direbbero in certi spot per cerebro-glossyglossy-lese, secondo questi perché il prodotto che cercano di rifilarci risulti glossy glossy più appetibile e venga scelto per un glossy glossy suono condizionante). 

Se all'inizio ha funzionato far leva su questa sua nuova tendenza di bimba treenne al platinato, al pagliettato, al principessato, in una parola che sintetizza su tutte, al rosa (gente, non mi venite a dire che le scelte di colore - rosa femminucce, azzurro maschietti - è il frutto di condizionamenti culturali di genere. A casa mia rosa non compare nemmeno se lo cerchi col microscopio, nemmeno se fai la danza sotto trance africana, nemmeno sotto effetto di allucinogeni, nemmeno se lo cerchi nella mia libreria personale sotto il nome di Eco. Odio il rosa come una mosca l'insetticida. Vesto nero da una vita e colori come cammello e grigio chiaro mi sembrano già una scelta coraggiosa e di momento gioioso. Per cui mia figlia, che da qualche tempo ha fatto voto di rosa, sono certa abbia fatto una scelta indipendente e autonoma. Anzi, visto le premesse, si può dire che la sua, in questa famiglia, sia una scelta rivoluzionaria e di rottura).