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4.9.11

Ricatto d'amore

Senti tu, tu con quei ricci impertinenti e quegli occhi rotondi e nocciola, proprio quegli occhi lì, quelli che hai mentre mi parli della tua musica e io mi devo contenere, sforzarmi di tenere un contegno, di non farmi distrarre da certe tue cose messe ben bene a fare il tuo corpo, ché sebbene sia passato più di un decennio dalle tempeste ormonal-adolescenziali al solo guardarti mi assalgono gli stessi impeti sconnessi di una ragazzina: tu mi parli della tua vita, della nostra anche, perciò ti ascolto, a tratti commossa, presa, estasiata, ammirata e andando così tireremo avanti per tutta la notte senza renderci conto che il dopo cena sarà lungo più di sei ore e stamattina avrò due chiappe al posto degli occhi, a ricordarmi che, a parte i guizzi ormonali, della ragazzina non è rimasto poi molto;
senti tu, tu che sei il mio primo lettore per eccellenza, che tra le mie righe ci trovi cose che nemmeno io a volte so di avere messo, e se oggi sono a numero 120 e qualche numero in più di consapevolezze nei confronti di un talento è anche merito dei tuoi "ma come fai?" e "non sembri nemmeno tu", quest'ultima per lo più causa di disturbi dissociativi visto l'ambivalenza di significato;
senti tu, che mi hai reso una groupie, ché quando sei sopra un palco io vedo tutto rosso e non capisco niente e ti guardo inebetita perché là sopra "sei davvero tu" e prima o poi, magari nel pieno di una giustificazione di scompenso ormonale per sopraggiunta menopausa, te le tirerò quelle maledette mutandine;
ascolta
"[...] ora so che l'unico modo per tenerti avvinto è questo" (Kung Fu Panda)
dicevo, ascolta:
visto le reciproche ammirazioni nei confronti dei nostri talenti,
do ut des.
Il mio prossimo post arriverà solo dopo una tua nuova creatura.


A meno che mercoledì sera, tu sul palco, verrò colta da menopausa precoce.