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17.2.11

Latte e pomodoro

"Riccio, cos'è la semplicità?"
Silenzio. "E' il latte senza nesquik, è la pasta col pomodoro fresco"

Mi deludono queste parole.
Dal Riccio pretendo di più. Ho bisogno che mi spieghi per filo e per segno dov'è che posso trovare quello di cui adesso ho più bisogno.
Per filo e per segno.
Che mi dica che la semplicità è come camminare pur sembrando fermi, il movimento immobile, quel andare verso ma essere sempre al proprio posto, quell'esserci pieno e risolto, come gli alberi, il loro crescere verso le zone di sole e la dignità del loro stare radicati.
Che mi dica che è sospendere il giudizio affamato, quello che insegue con affanno le cose ma rimane sempre a un passo tutto attorno a loro. Perciò che mi dica che la semplicità è sospendere il giudizio sulle cose e piuttosto tenerle in mano, toccarle.
L'armistizio tra immaginazione e realtà.
Come fanno i bambini.
Che non è né la domenica di Pasqua né la sua attesa, ma il timo e il rosmarino sulla carne al fuoco di tutte le domeniche di festa.
E delle domeniche di festa non il tavolo e il chiacchiericcio che l'imbandisce, ma i bambini che corrono tutto attorno urlando.
Che il Riccio mi dica che la semplicità è suonare la chitarra per la sua bambina ancora in pigiama e cantare, come in questo momento, e tutti i rumori della casa sembrano niente.
Che la semplicità è tacere aspettando che le cose parlino loro di se stesse.

Tacere.

Aspettare.

Sospendere il giudizio.

....

....


Bah. Ecco. Appunto. 
Il "per filo e per segno" complica quello che deve restarsene così com'è.
La semplicità viene prima del filo, prima del segno.


C'ha ragione il Riccio. La semplicità è il latte senza nesquik, è la pasta col pomodoro fresco.