10.10.12

Particolari A4 di una scuola

Entri e quello che balza all'attenzione non dell'occhio ma di quell'organo interno senza faccia e senza nome (intuito?) è che la scuola che sto visitando è piena di buona personalità. La senti che è sveglia, allegra, leggera, attiva. Non hai ancora parlato con nessuno che sia portatore di questa buona personalità, eppure nell'aria lo senti.
Entri e sul muro vedi affisso un disegno a tempera su un foglio A4. E se su un banalissimo foglio A4 si ha avuto l'attenzione di scrivere "Su ispirazione dal "Ragazzo con cane" di Picasso", quell'organo interno senza faccia e senza nome mi dice che questo è buono.
La scuola è aperta.
Io su questa faccenda di tenere il coprifuoco a scuola non la penso bene. Penso che i genitori abbiano il diritto di partecipare alla vita scolastica dei propri figli. In qualunque momento della giornata. Penso che a fare i muri per certe paure, si creano poi altri muri e altre paure per situazioni che non lo meriterebbero.
Voglio che una scuola rimanga aperta per un entra ed esci sano e vitale.
Qui mi dicono che posso salire al primo piano a parlare con la maestra con cui ho un appuntamento e che nel frattempo sta facendo lezione. "Ma come? Posso?" "Certo, vada tranquilla". Mi scorta un'ausiliaria. Ma posso vedere cosa accade. C'è sicurezza, partecipazione, apertura.
Vedo, parlo, mi confronto.
Ridiscendo le scale, saluto e prima di chiudere il cancello riguardo quell'ispirazione su di un foglio A4.
L'intuito mi dice che è buono.

9.10.12

Anche Sofia non deve baciare i rospi

Tre anni.
Alla materna.
Così dicono.


L'abbiamo aspettata per mesi, io e Sofia. Fantasticando, supponendo, immaginandone le attività, uguagliandole a quelle svolte in casa. 
Mentre scrivevamo la A, la O, la M, la N, la P.
La S.
Mentre creavamo spettacoli con le marionette.
Mentre coloravamo i muri con gli acquerelli.
Doveva certo essere così, la materna. Solo più bella. Perché Sofia è un formidabile animale sociale, di quelli che per strada ferma tutti, grandi, piccoli, buoni, cattivi, simpatici, antipatici, e chiede loro il nome.
E si ricorda di ognuno di loro. Che ognuno di loro è un mondo a sé, e una bambina ancora lo sa.
E allora doveva essere più bella, la materna, perché c'era la maestra buona e tanti bimbi. E tutte le attività avrebbero avuto ognuna un colore speciale se fatte in compagnia.



8.10.12

Una donna che non bacia i rospi

Il mio datore di lavoro è un pasticciere all'antica, di vecchio stampo, prepara torte e ogni sorta di pasticceria come si faceva quarant'anni fa, senza additivi o esaltatori, solo ingredienti base, zucchero, farina, uova e nient'altro.
Il mio datore di lavoro è un imprenditore all'antica, abbatte i prezzi, li tiene bassi nonostante i rincari spropositati da ogni parte e un suo motto, se lo avesse, sarebbe: vendi a meno, vendi di più.
Il mio datore di lavoro è un uomo all'antica, desidera che il personale sia educato, pulito e ordinato.

E che sia esclusivamente di genere femminile. 
Perché la gentilezza del servire è donna.
Che sia di genere femminile piacente, perché la gentilezza del servire si ha solo in dotazione al pacchetto bellezza e avvenenza.
Che sia di genere femminile piacente e servile, perché donna, essendo lui un uomo all'antica, significa questo.
Significa rispondere ai comandi in un nano secondo, lasciare il lavoro che si stava svolgendo, andargli a comprare il giornale e poi essere rimproverate per non aver completato il lavoro che si stava svolgendo.
Significa andargli a fare la spesa e nel frattempo servire i clienti e nel frattempo mantenere pulito e nel frattempo uscire di nuovo a comprargli altro. L'inadempienza dei lavori che secondo lui dovrebbero essere svolti in sincrono non gliela si può giustificare col fatto che la teoria degli universi multipli, delle stringhe, della non località, sono straordinarie teorie che amo ma che nello specifico della nostra esistenza non sono state ancora messe in esperimento.

18.9.12

Menù a base di verde. Spegnete i condizionatori, ché se no i piatti si freddano.


Conoscete la storia del condizionatore acceso?
E no! che non la conoscete. Perché me la son inventata io in quella drammatica ultima ora di fine lunghissima storia d'amore col preciso intento di fare quell'unica cosa pietosa che è documento scritto e riscritto nel codice della dignità che per nessunissimo motivo s'ha da fare, nessunissimo, ma che alla fine noi tutti appartenenti alla grande stirpe eroica e prestigiosa dei cuori infranti ci ostiniamo a fare, ovvero salvare l'insalvabile. 
I battenti si stavano per chiudere, l'ora stava per scoccare, io non sapevo più dove andare a parare, e lì, con la testa impazzita, ad un tratto balenandomi l'immagine della sua stanza dove eravamo stati fino a due ore prima, ghiaccio polare che per staccare le mutande dal letto dovevi usare altro liquido di scongelamento, mi son inventata 'sta storia.
E niente, è la storia di questo condizionatore che fa un rumore infernale, sarà che è troppo usato, sarà che bisogna cambiare il liquido di raffreddamento, sarà che per forza devi arrivare alla temperatura che le mutande ti diventano di gesso e al momento del bisogno te le levi con un colpo di martello, comunque fa questo rumore assordante. Tu magari vorresti abbandonarti ad una pennica di fine pranzo siculo, dove la lasagna è servita come antipasto e lo zabaione come vivanda rinfrescante di passaggio tra un pasto e l'altro a mo' di sorbetto al limone.
Ma, nonostante la digestione sia appena iniziata e finirà solo tra due giorni, proprio non te la puoi fare 'sta santa pennica. Il rumore è fastidioso più di quello delle troniste della De Filippi.
E poi succede qualcosa.
All'improvviso.
Non l'hai voluto tu. Non hai fatto training autogeno per eliminare il mondo circostante.
E non è nemmeno un improvviso deficit uditivo.
E' che proprio non lo senti più. Il rumore del condizionatore non lo senti più.
I decibel dell'apparato son gli stessi ma è come se all'improvviso tutto si fosse ovattato.

Ti sei abituato.