Sulla scena, grande assente ingiustificata, la madre di Mercoledì.
Morticia porta quell'occhio lì, quello di sbieco tale e quale a quello di sua figlia.
Controlla il mondo da quella postazione laterale, vicina alle orecchie. Forse è per questo che le viene difficoltoso guardare l'evidenza e rendersi conto di certe mancanze vissute dalla bimba.
Morticia cammina come se ai piedi avesse ballerine di plutonio, arranca e si trasporta annoiata. La vedi gongolare, invece, trasportata da nuova forza vitale quando accompagna la figlia dalla nonna. Il che succede un giorno sì e l'altro pure. Per il resto, nelle poche ore che è costretta da evidenti questioni a stare con la figlia, Morticia torna ad indossare il suo plutonio.
Morticia è muta, vive come un comò stracolmo di roba gli spazi che la circondano, tiene gli occhi bassi e sostanzialmente è presente e partecipativa quanto uno stendi-biancheria. A meno che.
A meno che, dovendo comunicare con la figlia, non lo fa armandosi di gola gracchiante e colma di provocazione.
Non un tono di sostegno, o affettuoso, o gioioso.
Solo rantoli soffocati o urla di fastidio.
Bisogna dire che Morticia aspetta, ma pare più che porti una gestazione da elefantessa piuttosto che quella di una al terzo mese appena.
Morticia non è cattiva, è solo comodamente seduta nel suo essere una morta di sonno.
E mentre tengo a casa mia le bimbe e Mercoledì dà sfogo alle sue mancanze, da un remoto lontano si sente la voce di Morticia, colta da un misterioso moto di vita, chiamare: "Mercoledì, ci sei? non ti sentivo più".
No, Morticia, non avere timori. Tua figlia era solo impegnata a ricoprire il pavimento di carta igienica.
Continua a dormire, tu.
Morticia porta quell'occhio lì, quello di sbieco tale e quale a quello di sua figlia.
Controlla il mondo da quella postazione laterale, vicina alle orecchie. Forse è per questo che le viene difficoltoso guardare l'evidenza e rendersi conto di certe mancanze vissute dalla bimba.
Morticia cammina come se ai piedi avesse ballerine di plutonio, arranca e si trasporta annoiata. La vedi gongolare, invece, trasportata da nuova forza vitale quando accompagna la figlia dalla nonna. Il che succede un giorno sì e l'altro pure. Per il resto, nelle poche ore che è costretta da evidenti questioni a stare con la figlia, Morticia torna ad indossare il suo plutonio.
Morticia è muta, vive come un comò stracolmo di roba gli spazi che la circondano, tiene gli occhi bassi e sostanzialmente è presente e partecipativa quanto uno stendi-biancheria. A meno che.
A meno che, dovendo comunicare con la figlia, non lo fa armandosi di gola gracchiante e colma di provocazione.
Non un tono di sostegno, o affettuoso, o gioioso.
Solo rantoli soffocati o urla di fastidio.
Bisogna dire che Morticia aspetta, ma pare più che porti una gestazione da elefantessa piuttosto che quella di una al terzo mese appena.
Morticia non è cattiva, è solo comodamente seduta nel suo essere una morta di sonno.
E mentre tengo a casa mia le bimbe e Mercoledì dà sfogo alle sue mancanze, da un remoto lontano si sente la voce di Morticia, colta da un misterioso moto di vita, chiamare: "Mercoledì, ci sei? non ti sentivo più".
No, Morticia, non avere timori. Tua figlia era solo impegnata a ricoprire il pavimento di carta igienica.
Continua a dormire, tu.


