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16.2.13

Short Life Stories: Co-sleeping



Protagonisti di "Co-sleeping":
                                        - Io
                                        - Sofia
                                        - Due metri di letto vuoto e intonso




Note a margine:
1. Ridefinire il concetto di co-sleeping come di un qualcosa di vantaggioso.
2. Ridefinire quello che per Sofia è il concetto di "spazio personale".

17.7.12

Mercoledì tutti i giorni della settimana

Lei ha questa faccia un po' così, tra l'annoiato e il "ti combino un malaffare a metà tra il tentato omicidio e l'incidente domestico".
Lei non guarda mai dritto negli occhi, a meno che tu non la stia sgridando e lei ti fissa vuota pensando già a come ti potrà prendere per il culo non appena avrai girato l'angolo.
Se avesse proprietà di linguaggio, probabilmente tutte le manifestazioni d'affetto le chiamerebbe "un riprovevole utilizzo di agenti chimici sulla cute".
Ascoltare musica e ballare, stare sotto le lenzuola, mangiare il gelato, non sono attività da lei tollerate, piuttosto le provocano all'istante un imbambolamento seccato e gelido, a meno che tali attività non siano un mezzo per arrecare danno a qualcuno, tipo gridare e dimenarsi ossessa come un derviscio psicopatico; strappare di mano le lenzuola, buttarle a terra e calpestarle; mangiare sadica l'ultimo gelato impossibile da condividere, genere stick polaretto.
Il suo miele, la sua marmellata, quello che la attrae fortissimamente, sono i luoghi che ho severamente vietato di praticare: un burrone, un roveto, un deposito di ferraglia arrugginita, insomma i soliti scenari di grande ispirazione poetica.
Lei è Mercoledì, ha quattro anni, vicina di casa nonché prima compagna di scorribande di Sofia.
Se per scorribande si possono intendere attività come scagliare un vaso di terracotta sui piedi di Sofia e puntarle poi il dito incolpandola, oppure prendere i peluches e sbatterli sul muro con pulsioni vicine a quelle dei film di Hitchcock.

20.6.12

Io non sono come lei (io vorrei, non vorrei, ma se vuoi...)

Gira sta voce che dopo i primi due anni pazzi dalla nascita di vostro figlio, in genere il primo, la ruota, quella che, appunto nei primi due anni, perde fluidità, s'arrugginisce, gira come quei vecchi carri sgangherati di qua e di là come fosse ubriaca, quella ruota, che poi sarebbe la ruota della vostra personalissima vita, gira sta voce che poi dopo i primi due anni ricominci a girare bene.
S'intende probabilmente una specie d'affrancarsi reciproco, del genitore e del figlio, l'uno dagli squilibri della sindrome "non avrai altro genitore all'infuori di me", l'altro da quella visione che ha del proprio genitore come distributore automatico, quello tarocco senza monetine, di soddisfazioni delle proprie necessità.
Ora, non so come dirvelo, cari genitori che domani compirete i primi due anni pazzi e siete già con lo spumante in mano pronti a brindare per la vostra ritrovata libertà, voi che avete prenotato un viaggio ibicenco, o che avete messo in una pila ghiotta tutti gli arretrati da leggere, o che avete già disposto le vostre trenta candele profumate su quella vasca yin e yang om #sonountutt'unoconl'universo,
non so come dirvelo, ma questa voce mi pare 'na minchiata.

La verità è che continuerete ad andare dai vostri suoceri in quel del paesino montanaro, tra vegetazione, casolari e presenze semoventi: età media centoquattro anni, e durante il viaggio in macchina canterete "La stessa voglia di vivere in casa di riposo che ho"; guardando con cupidigia la pila degli arretrati da leggere, continuerete ad aspettare con ansia l'arrivo dell'azione corrosiva del consumismo*, che nei libretti di cartoncino spesso delle favolette non arriva mai, mai, mai, mai... ; e continuerete a farvi quella doccia tristissima, durata massima venticinque secondi, durante i quali non vi rilasserete mai, (mai, mai, mai...) aspettando l'imminente catastrofe di là in cucina #sonountutt'unoconloyogurtdisseminatosuldivano.

1.2.12

Mi servirebbe rileggere Stuart Mill

Aveva quattro mesi Sofia quando in braccio alla nonna, dopo ripetuti richiami a forma di piagnisteo rivolti a me che stavo lavando i piatti, cominciò a tremare, smise di respirare e diventò nera. Mia madre lanciò un urlo, io i piatti in aria, la presi in braccio e Sofia riprese il colore rosa. Il pediatra la visitò e disse: "Stinnicchi (il siciliano blogger lo sottolinea in rosso :) ovvero: affezioni emotive". 
Ovvero: capricci.
Mia madre profetizzò allora che Sofia poco più grande sarebbe stata come quel genere di bimbi che strillano, sbattono i piedi e si buttano a terra per ottenere.
A. D. 2012: 
Sofia strilla, sbatte i piedi e al buttarsi a terra preferisce sostituire il più orribile tremare, togliersi il respiro dal pianto e diventare cianotica.
Allora la battaglia quotidiana contro i capricci, capite bene, diventa più spigolosa da affrontare. 
Le do il wrustel per merenda o lascio che la lingua le diventi blu?
Ieri, di fronte all'ennesima scena da scuoiamento di capretto per una camamellaahhaaaghhh fuori orario, velocissimamente ho pensato:
NO="Ti lacererò l'anima mentre mi guardi soffrire e rischiare la vita e sarai dannata per sempre"
SI="A quindici anni tornerò con un dragone tatuato sulle tette, il piercing sulla lingua e andrò a convivere con quel cinquantenne russo che mi ha messa incinta"
Ho scelto la dannazione.

3.12.11

In fondo anche i vampiri aspettano un'alba

Uno spettro si aggira per Catania. È lo spettro della donna-mamma vampirizzata.

La si riconosce, la donna-mamma vampirizzata, perché lei non appartiene alla categoria "vedrai!, dopo i due anni le cose cominciano a migliorare". Quel faro di speranza regalato alla fragilità emotiva di tutti i genitori del mondo non le appartiene. Piuttosto lei appartiene alla categoria "dopo i due anni, in linea con i sostanziali miglioramenti del figlio, ogni giorno è sempre peggio". La curva di crescita del bimbo va su, la donna-mamma vampirizzata va giù. Come in una bilancia.
La donna-mamma vampirizzata si vede dal mattino. Il gabinetto è ancora un tandem. È sempre più un tandem. E dato che ancora un minimo di dignità le è rimasta, se pur trattenuta con difficoltà, cerca di glissare il problema anticipando sui tempi. Così sono le otto e trenta. Poi le otto. Poi ancora le otto meno un quarto. Le sette e trenta. Le sette. E così fino a non riconoscere più la linea di demarcazione tra giorno che viene e giorno che se ne è appena andato.
Ma niente. Dopo un minuto appena che la donna-mamma vampirizzata pare stia assaporando le sue imprescindibili tre S, seduta-sigaretta-scritti, che siano le otto o le cinque del mattino non conta. Alla DMV verrà chiesto di chiudere il giornale, spegnere la sigaretta e alzarsi. Tutti i giorni.

8.7.11

La lingua e il Diavolo

Un anno fa Sofia era un genio. Davvero. Un genio. 
Della lingua, utilizzo e pronuncia.
Non camminava ancora, anzi, sembrava essere destinata a fare la riproduzione in carne e ossa della statuetta del Buddha e nient'altro. La sua capacità motoria era pari a quella della majonese dentro al barattolo. E io a volte ho temuto di doverla spolverare per sempre in mezzo agli altri ninnoli di casa.
Ma parlava. Dio se parlava. Pronuncia perfetta di almeno duecento parole. Ed eravamo tutti impressionati di come quella cosa immobile fosse così presente e pertinente nella comunicazione.
Adesso, invece, avendo scoperto le gioie del movimento libero e forsennato del corpo, mi sembra che quella genialità si sia ridimensionata. E' come se le sue capacità siano state messe sui piatti di una bilancia per essere equilibrate.
Naturalmente quello che usa adesso è un linguaggio più preciso e squisitamente arricchito: a solitari sostantivi ha aggiunto verbi e coniugazioni, infinito, gerundio e participio passato, e moltissimi avverbi.
Ma...è normale. E' il linguaggio di una bimba di due anni.
Stavolta con errori di pronuncia. Primo su tutto il comune spagnoleggiare le parole tipo paja, caballo, trobalo.
E poi: Opia per Sofia, aniamo per andiamo, maniare per mangiare e lilì (pausa) salata per insalata.
E quel suo inarrestabile sofianese fatto di parole vicine all'aramaico mentre finge di conversare al telefono o tiene in mano Barbie e una mia infradito.
Insomma, cose così. Normali.


Ora, in mezzo a tutta questa normalità quello che penso è che ci sia sicuramente qualcosa di diabolico se, per quell'unica volta che mi esce una tra le più impossibili delle imprecazioni, Sofia mi ascolti, rimanga un po' in silenzio e poi ripeta perfettamente e senza intoppi scacamento di coglioni.

22.4.11

Ospiti sgraditi

Sono arrivati quatti quatti, in sordina, senza scampanellii o trombe d'annunciazione.
Si sono infiltrati nascondendosi tra le pieghe quotidiane dell'inserimento al nido prima, dell'influenza, della partenza del Riccio e della dentizione canina poi.
Hanno simulato metereopatie di stagione, costipazioni da raffreddore, indigestioni e suggestioni notturne.
E alla fine, da un paio di giorni, sono usciti allo scoperto, ormai irrimediabilmente radicati tra le quattro mura di casa nostra.

Sofia e urla drammatiche e improvvise.
Sofia che vuole venir in braccio. Urla drammatiche e improvvise. Sofia che vuol scendere. Urla drammatiche e improvvise. Sofia che vuol venir in braccio ma scendere. 
Sofia che vuol fare il bagnetto. Urla drammatiche e improvvise. Sofia che vuole uscire dalla vasca. Urla drammatiche e improvvise. Sofia che vuole ritornare dentro la vasca. Urla drammatiche e improvvise. Sofia che vuole stare sospesa sopra la vasca.
Sofia che non tollera le cuciture della calze. Urla drammatiche e improvvise. Sofia che non tollera stare a piedi scalzi. Urla drammatiche e improvvise. Sofia che vuole i piedi coperti da calze invisibili.
Sofia che vuole il cuginetto. Lotta continua per ogni giocattolo, fosse anche il più inutile tra i giocattoli. Sofia a casa urla drammatiche e improvvise perché rivuole il beneamato cuginetto.
Sofia che non sopporta più la carne, la pasta, la frutta, il formaggio, il latte, il riso, la verdura. Urla drammatiche e improvvise per la fame. Urla drammatiche e improvvise per non mangiare.
Sofia che vuole uscire. Urla drammatiche e improvvise. Sofia che vuol tornare a casa. Urla drammatiche e improvvise. 
Sofia che vuol stare con una scarpa dentro ed una fuori. 




Largamente in anticipo di un mese, sono arrivati i terrible two, gli ospiti più scomodi e indesiderati che una famiglia possa mai ricevere.

15.4.11

Déjà vu senza fine

Tutto a terra.
Prendere due casse, una per i giochi, l'altra per i peluches e riempire smistando.
Di nuovo tutto a terra.
E di nuovo riempire le due casse, le costruzioni e le bamboline in una; conigli, cani, pecore e morbidi obbrobi, frutto della fantasia di qualche alienato versione creativo, nell'altra.
Tutto a terra.
Raccogliere scatole, scatoline, scatolette, timbri, formine e ninnoli nella cassa giochi; papere, mucche, giraffe, conigli, ancora conigli, tigri (tre tigri contro tre tigri; trentatrétrentiniandaronoatrentotuttietrentatrétrotterellando) nella cassa peluches.
A terra, scatoline, timbrini, formine, tigri e trentini.
Borracce, xilofono, stampini e pompette gonfia palloncini da un lato; cani e gatti, gatti e topi, topi ed elefanti, e tutta la catena alimentare dall'acaro al re leone dall'altro lato.
A terra. Tutto a terra. Di nuovo tutto meticolosamente, gerarchicamente, diabolicamente a terra. 
Hello Kitty spilletta piccola, Hello Kitty spilletta grande, Kitty adesivi, cerchietto Hello Kitty, Kitty molletta, Kitty borsetta, Kitty varie ed eventuali nella cassa numero uno; tutta l'arca di Noè alla cassa numero due, ripeto, alla cassa numero due.
Che ve lo dico a fa': tutto a terra. Compresi uno di quei rincoglioniti di liocorni.



Vi abbiamo presentato, in diretta da La scia di Sofia, mentre la cacciabombardiera è ancora in azione:
"Mamma riordina vs Sofia a casa con la febbre"



Per l'occasione, si inaugura l'apertura della nuova rubrica "Le scie di Sofia: tutto quello che non avreste mai immaginato potesse essere ammassato in due metri quadrati e più"

12.4.11

Soddisfatti o felici

Oltre alla mancanza in generale di padronanza e di sovranità sul mio corpo e sulla mia mente per usufrutto illimitato tendente al monopolio da parte del tiranno ventimesenne Sofia (si pensi in primis alla totale impossibilità - totale, e ripeto ingrassando totale perché alla vostra attenzione venga sottolineato il concetto di modo della totalità - dicevo, alla totale impossibilità, nel caso in cui il tiranno ponga il pollice verso - e si sa quanto per un tiranno il pollice verso contro il gladiatore sia attività di godimento -, di sopperire alle esigenze del corpo nel momento in cui quelle esigenze mi si presentano in modo inequivocabile e perentorio quali igiene primaria, evacuazione delle sostanze di rifiuto, esigenze di riequilibrio delle forze, ovvero rispettivamente doccia - bagno - attività motoria e riposo), una delle cose che hanno contribuito al black out sulla mia persona è la prolungata astinenza dal sopperire alle esigenze dell'intelletto, quali tutto ciò che non ha a che fare con l'attività ludica del tiranno ventimesenne e suo pollice verso.

Niente musica di sottofondo alle mie attività.
A dire il vero nessuna attività.
Nessuna ultima uscita al cinema.
A dire il vero nessuna uscita.
Nessuna conversazione liberatoria di durata illimitata.
A dire il vero nessuna conversazione liberatoria.
Nessuna lettura di ampliamento e perfezionamento dei punti di vista.
A dire il vero nessun punto di vista.

Cosi è.
Inesorabile, no?, questo così è.

Eppure anche dietro il cemento armato dell'inesorabilità tenta di spuntare sempre fuori quel germoglio tipico dell'essere umano che resiste, si aggrappa, usa le unghia, sopravvive nel nome di "a tutti i costi" per quell'ostinato senso di attaccamento alla vita che, nonostante tutti i cementi armati attorno, non si ammutolisce mai.
In breve: di necessità virtù.

Eccola la mia virtù.

Siamo di fronte all'ennesimo video su Sofiatube: questo motivetto lo abbiamo ascoltato centinaia di volte, ma stavolta Google decide in automatico di tradurre il titolo.
Se sei soddisfatto.
Soddisfatto. Non felice. Soddisfatto.
E' una traduzione alla buona, balza all'occhio l'approssimazione del sinonimo.

Ed è quanto di più efficace possa esistere.
Specie per una che non ha ancora neanche lontanamente capito come si fa, si fa, ad esserlo.
Specie per una che ad un certo punto della sua vita ha relegato il fare ad una posizione di inferiorità rispetto alla contemplazione come fosse una distrazione, distrazione da qualcosa di più sostanziale.
Non lo so perché poi, nel mio personale percorso, dalla consapevolezza di non poter reperire soddisfazione dall'acquisto di beni o dallo svago in generale, sia arrivata a concepire quasi tutte le attività come distrazioni, sviamenti da quello che pensavo esistesse e fosse più efficace per la mia soddisfazione (o felicità).
La storia finisce che sono un cazzo confuso.

Perciò la traduzione del motivetto scemo mi riporta all'importanza del fare per essere felici.
Felicità è troppo alto, un concetto enigmatico senza punti di riferimento.
Soddisfazione è più pratico, dice fai, tanto, satis (assai, da cui deriva sazio o sazietà) + facere.
Soddisfazione non ha nulla a che fare con contemplazioni amorfe di individui come me che si atteggiano ad anime del cosmo: soddisfazione è più umano, più umile, se vogliamo più infantile.
E i bambini, nel loro unico intento a fare, non sono forse felici?





Il gladiatore vuole essere soddisfatto.

Doccia, bagno, attività motoria nel momento in cui la necessità dello stato animale si presenta,
immagino sarebbe un buon inizio. 



(avere accesso alla bacheca di Blogger piuttosto che a www.disney.it, pure)

20.12.10

L'amore ai tempi di Sofia

Al parco.

Gabriele.
Biondo, biondissimo, etereo putto olimpico incarnato nel  figlio di papà più griffato della Sicilia orientale; si può ipotizzare con pochissimo margine di errore che non porti il Rolex soltanto perché ancora pesa più di lui.
Sicuro di se, si muove tra gli oggetti ludici come fosse il condottiero che porterà tutti nella parte più alta del castello.
Ma a lui mica interessa raggiungere le vette del castello gonfiato: lui se ne sta più a terra possibile, godendo nel lanciare oggetti contundenti contro ogni bersaglio mobile, deambulante e respirante. Sotto la beata approvazione di Sua Maestà suo padre.
Sa cosa vuole, dove vuole andare, di chi si vuole circondare quando decide di concedersi alla massa belante. Lui comanda ma senza imporre, per diritto naturale, per naturale lignaggio, senza dover pretendere quel potere illimitato che tanto alla nascita gli è stato naturalmente concesso. 

Insomma lui è uno stronzo, ha 2 anni e Sofia ha una cotta per lui.
Lo tocca come fosse un gingillo di cristallo.
E lui le molla un ceffone.

Il papà lo guarda tronfio e se è possibile espandere ancora di più un corpo che alle ore 16 del pomeriggio è vestito come se stesse uscendo da una prima al Massimo, alto e largo 2x2 m, di fronte alla scena del suo amato delfino che aggredisce una bimba di un anno e mezzo per fastidio e soddisfazione, beh, lui lo fa.
E' l'unica cosa che fa.

Questa è la parte dove saprei benissimo come far arrivare Signore e Signorino velocemente sulla parte più alta del castello



Daniele.
E' il figlio di un posteggiatore. Ha vestiti, cappellino, sciarpetta e scarpe sbrindellati, al limite del logorio. Ha l'aria mesta, un po' troppo giù per essere l'aria di un bimbo. Segue diligentemente i dettami del papà, è educato: gioca ma con moderazione.

Improvvisamente Daniele si ferma, non gioca più, si appoggia sul muro e guarda le sue scarpe. La mamma gli chiede quale sia il problema, sorpresa da quello che evidentemente è un atteggiamento insolito.
Ha accanto Sofia: si è preso un'incontrollabile, trascinante, lampante cotta per lei.

Giocano a ridosso di una piccola scalinata, Daniele lo vede che sono l'ombra di Sofia, ma pare che io non basti alla sua incolumità: lui la sostiene, le tiene la mano, le dice di non correre. Quello di Sofia è un andare ancora incerto, non regala la sfrenatezza del gioco, come quello che lui potrebbe fare con gli altri bimbi.
Ma sembra che quello che gli interessa di più sia proteggere quella bimba rotonda vestita di bianco. E' evidente quanto per lui sia più trascinante di qualsiasi gioco forsennato.

Sofia?
Sofia gli toglie la mano infastidita, lo evita, cerca di partecipare al gioco degli altri, lo silura con inequivocabili "no!".



Agli albori del nostro primo istinto, secondo solo a quello di sopravvivenza, già dai primi abbozzi di afflato amoroso sono evidenti tutte le dinamiche che fanno di noi adulti servi asinini di pulsioni irrazionali legate all'esibizione delle penne più iridescenti.

Il fatto che dei bimbi poco più grandi di un ciuccio siano protagonisti di questi nostri stessi ridicoli caroselli, un po' ci scagiona?

23.9.10

L'esultanza ti fa strana

Sofia ulula. Sì, ulula. Si pianta dura come una statua, tutta tremante per la rigidità muscolare, gambe aperte e braccia ad altezza spalle (insomma: posizione Frankenstein) e ulula, o emette suoni molto simili ad ululati. Ulula con la a, con la e o con la o. Questo perché le ho passato l'esultanza. Vede un cane, hhooooooo; un gatto, hheeeeeee; si tiene in piedi senza appoggi, hhaaaaaaa, lavorando tutto di gola. Ora c'è da dire che nei suoi primi approcci con il sociale bambinesco questa sua inclinazione fa una certa differenza. Di fronte a bimbi in genere tendenzialmente opachi, eccitati forse dal gioco, ma sostanzialmente calmi di quella calma annoiata tipo io ho visto già tutto e nulla mi tange, Sofia appare una pazza sull'orlo di una crisi di nervi magari soltanto per aver visto una sediolina alle giostre con l'immagine di Woody di Toy Story. La guardano. Un po' fanno che allontanano la testa e rimangano lì, sempre con quell'espressione annoiata ma stavolta con una nota diversa nell'occhio, leggermente sorpresa mo' avrò visto tutto, ma sta matta tutta strana no.
I grandi ridono. I bimbi si incazzano. 
Poi in genere avviene una svolta: i bambini cominciano a studiarla, si chiedono come una sediolina dovrebbe dare così tanto piacere, ci provano, provano a sperimentare lo stato di Sofia, le si accostano, non le staccano gli occhi di dosso. Finisce che Sofia ha infettato tutti del morbo di Frankenstein schizo/eccitato. 
I bimbi ridono. I genitori si incazzano. Con me che ho creato un mostro, e il mostro ha fatto adepti. 

Ora devo decidere come Sofia dovrà apparire in pubblico: o figa atarassica tipo poetessa maledetta mi sturba tutto o iper eccitata genere Rita Pavone.

Nel frattempo che mi decida, se incontrate una bambina che sembra una duenne passata ma ancora non si regge in piedi, e la vedete ululare, non vi inquietate. 
Nessun neo-esperimento maryschelliano: soltanto Sofia contenta.