Non ho mascherine protettive perciò attorno a naso e bocca mi avvolgo una sciarpa.
Nel frattempo mi viene in mente il primo anno di liceo, quando da subito fu evidente che sì, la filosofia mi apparteneva. Per la prima volta scoprivo che tutti quei miei contorti, appassionati processi mentali, portati al massimo delle possibilità, non erano una malattia, o una stramberia naif o temporanei rigurgiti intellettuali post fumo, ma avevano un nome, una loro legittimazione, era filosofia.
E come in tutte le cose, anche per la filosofia, si sceglie, o forse no, che tipo di filosofo essere.
Sostanzialmente si può essere un filosofo terreno, fare politica, studiare l'uomo, a volte vaneggiare di spirito e anima, ma tutto sommato salvarsi, rimanere saldi qui, perché l'uomo defeca e chi sceglie di vaneggiare intorno all'uomo prima o poi, spirito, anima o intelletto che sia, deve sempre confrontarsi col meccanismo della defecazione, e rimane a terra. Si salva.
Sostanzialmente si può essere un filosofo terreno, fare politica, studiare l'uomo, a volte vaneggiare di spirito e anima, ma tutto sommato salvarsi, rimanere saldi qui, perché l'uomo defeca e chi sceglie di vaneggiare intorno all'uomo prima o poi, spirito, anima o intelletto che sia, deve sempre confrontarsi col meccanismo della defecazione, e rimane a terra. Si salva.
E poi ci sono i Don Chisciotte della filosofia. Quelli che farneticano, se gli parli ti guardano come se fossi un marziano, quando invece la verità è che i marziani sono loro, perché non sono qui, su questa terra, ma stanno cercando il Fondamento.
Il fondamento dell'esistenza, il fondamento degli effetti e di tutte le cause che generano tutti gli effetti.
E visto che è evidente che tu non sei il Fondamento, mentre cerchi di instaurare con loro un qualche tipo di contatto, loro guardano oltre le tue spalle, si sa mai che il Fondamento sia proprio lì, dove non puoi mai guardarti.
Cercano il Fondamento persino del loro cercare il Fondamento.


