Io credo che dovremmo smetterla di usare questo caspita di pensiero positivo, o post moderno, o dello sviluppo, o quant'altro di robaccia simil, mmmm... non so, capitalista. Insomma questo modo di pensare sempre spinto in avanti, sempre spostando più in là gli obiettivi, sempre ridefinendo il limite, anzi superandolo continuamente, non mi sembra ci abbia sempre portato bene.
Avanti, avanti, avanti, andiam, andiam, andiam, ancora, ancora, ancora.
Non fermarsi mai. A tutti i costi.
Che poi, ma quanti son alti alla fine sti costi, no?
Questo genere di pensiero così schizzato in avanti mi fa pensare a quando lavoravo all'aereoporto vendendo carte di credito. La prima settimana cinque carte di credito andavano bene, due settimane dopo dieci andavano bene. Tutti ci arricchivamo. Guadagnavo benissimo, e figuriamoci se nella catena di montaggio della vendita quelli sopra di me non lo facevano, non ci guadagnavano, se io ci guadagnavo. Poi mi son fermata a dieci. Dieci. Una settimana prima dieci andava benissimo. Sette giorni dopo era diventato un numero di merda.
Cresci, cresci, cresci, aumenta, aumenta, aumenta.
Ma all'improvviso quale specie di prurito demoniaco t'è venuto se sette giorni fa ti arricchivi benissimo e ora non ti basta più? E quindi secondo te tra un mese dovrei vendere in quattro ore cento carte? E dove li trovo in una botta sola tutti sti idioti?
Io ero più che convinta, e lo sono ancora, che esiste solo una piccola percentuale di idioti, giusto quella che serve a confermare la regola che l'essere umano è un essere intelligente. Per cui, di conseguenza, nella vendita di ste carte di credito, ero più che convinta che dieci o venti, toh, delle mie carte più quelle dei miei colleghi avrebbero più che coperto giornalmente quella percentuale che serviva a sfamare le fauci dell'azienda.
E invece no.
Evidentemente il mio numero percentuale non corrispondeva al loro.
Avanti, avanti, avanti, andiam, andiam, andiam, ancora, ancora, ancora.
Non fermarsi mai. A tutti i costi.
Che poi, ma quanti son alti alla fine sti costi, no?
Questo genere di pensiero così schizzato in avanti mi fa pensare a quando lavoravo all'aereoporto vendendo carte di credito. La prima settimana cinque carte di credito andavano bene, due settimane dopo dieci andavano bene. Tutti ci arricchivamo. Guadagnavo benissimo, e figuriamoci se nella catena di montaggio della vendita quelli sopra di me non lo facevano, non ci guadagnavano, se io ci guadagnavo. Poi mi son fermata a dieci. Dieci. Una settimana prima dieci andava benissimo. Sette giorni dopo era diventato un numero di merda.
Cresci, cresci, cresci, aumenta, aumenta, aumenta.
Ma all'improvviso quale specie di prurito demoniaco t'è venuto se sette giorni fa ti arricchivi benissimo e ora non ti basta più? E quindi secondo te tra un mese dovrei vendere in quattro ore cento carte? E dove li trovo in una botta sola tutti sti idioti?
Io ero più che convinta, e lo sono ancora, che esiste solo una piccola percentuale di idioti, giusto quella che serve a confermare la regola che l'essere umano è un essere intelligente. Per cui, di conseguenza, nella vendita di ste carte di credito, ero più che convinta che dieci o venti, toh, delle mie carte più quelle dei miei colleghi avrebbero più che coperto giornalmente quella percentuale che serviva a sfamare le fauci dell'azienda.
E invece no.
Evidentemente il mio numero percentuale non corrispondeva al loro.
