19.11.12

Foglietti

Ce li ho dappertutto. Sparsi in casa, sperduti nelle varie borse, presi, riposati e ripresi per ogni cambiata d'abito, finché non ne hanno abbastanza e per protesta si auto eliminano diventando mucchietti di carta illeggibile.
 A casa dei miei, in macchina, delle volte lasciati nelle tasche dei jeans.
Il lavaggio in lavatrice e la mia espressione mentre stendo la lavata fatta ormai di cellulosa appiccicaticcia, è la giusta punizione per la mia dimenticanza. 
Loro sono i promemoria, quelli scritti di fretta, dove ti capita, come ti capita. Trattati ingiustamente, come si conviene alle cose genere fast food: presi, consumati, cestinati. 
Sono mediani, ruolo di mezzo e precario, deciso da chi gode del diritto di rilegatura.
E ti salvano sempre il culo.



Ne ho una marea in questo periodo.

17.11.12

Nuovo Documento di testo - Blocco note + tappo

Deve pur essere da qualche parte questo tappo.
Ma dove diavolo è?
Forse è in pancia, sì, deve essere qui, ché lo sento che sta succedendo un pandemonio. Magari adesso lì dentro si staranno azzuffando, in atto si starà consumando una rissa e io avrei la responsabilità di metter ordine, lì dentro, ordinare la coda, ma soprattutto dargli una via d'uscita.
E invece niente, rimane tutto qui dentro.
È un'ora che sto davanti a questo documento di testo, il cursore lampeggia, fermo immobile nello stesso identico punto, se lo fisso mi pare pure incazzato.
La presentazione del progetto, la mia bellissima presentazione non vuole proprio uscire.
Eppure è qui, è tutta qui, brillante, fiammante, mi pare abbia un certo non so che di stile americano, con quegli accenti un po' su di giri, esagerati, che gridano all'ispirazione, al progresso, al futuro, con le mani che si aprono in aria, un po' teatrale sì, ma per lo meno lontana dal grigiore italiano di questo ultimo tempo. Mi pare bellissima.
Eppure niente, se ne rimane in pancia, a girarsi e rigirarsi che vuole uscire.
Ma dove sarà quello stramaledettissimo tappo?  

16.11.12

Sì

In questi giorni il mio bisogno è quello di confrontarmi con donne che rispondono tutte ad un unico specifico profilo: 24 ore e tailleur con spilletta caramella mou appiccicata. 
Insomma, la donna lavoratrice e mamma.
Lo faccio attraverso la visione di una filmografia e una lettura di libri e riviste specifice naturalmente, dove però la genitorialità incasinata dal ritmo lavorativo serrato è per me un fattore marginale al momento. Mi fa talmente paura e aggiungerebbe casini non costruttivi al fine che perseguo che non me ne curo e passo. Al momento.
Quello che mi interessa è piuttosto conoscere il modo in cui queste donne abbiano trovato in sè quella forza, la grinta, il coraggio e insieme quella leggerezza, come fosse una seduta dal parrucchiere, dell'essere imprenditrici. Cerco di capire com'è fatto quel momento in cui dicono sì, lo faccio; sì, non ho paura.
Sì. Quella cosa straordinaria della vita dopo la quale indietro non ci puoi tornare più.

11.11.12

PIL di un 32

Torniamo dal Med in Fest. Bolgia di gente anonima a cui riesco a dare, come unica parvenza di umanità, definizioni tipo mediocre, esaltatati, accasciati, sconclusionati, noiosi. Sola nota di merito Ivan Segreto, padrino onorario di Sofia, concepita a lume di uno dei suoi pezzi, e unico fine del nostro pellegrinaggio andato storto, visto che arriviamo appena ad ascoltare l'ultima strimpellata dell'ultimo pezzo, avendo, mea culpa, perso tempo a litigare con un posteggiatore abusivo che rivendicava come suo diritto a lavorare il pizzo che aveva imposto per parcheggiare.
Per liberarsi di una macchina tra una bolgia di macchine e andare incontro ad un altra bolgia di altro genere di macchine, m'è parso.
In macchina:
"Non lo so... non lo so... non lo so..."
"Cosa?"
"Non lo so... non lo so... non lo so..."
"Amore, cosa?"
"..."
"..."
"È che non riesco più a, non so, divertirmi, sentirmi viva. Mi annoia ogni cosa, la gente, i posti, i miei vestiti, quello che dico, quello che ascolto, mi annoia questo discorso su quanto mi annoio. Una volta..."
"...lo so cosa stai per dire: che non riesci a trovare più ispirazione, stimoli, risorse, che hai chiuso con tutto, ché sei vecchia, che la barca delle speranze si è infranta sui..."
"..."
"... si sta come in autunno..."
"..."
"..."
Say yeah.

24.10.12

La vita pigiama

Appare quando il tempo comincia a rallentare sotto l'effetto delle foglie arancioni e il vento irrequieto.
Nel mese del ritorno alle attività programmate ed efficaci, quando il traffico torna alla forma cui è stato concepito, caotico e indaffarato, lei appare e comincia a vivere sulle persone rimaste un po' indietro, quelle che ancora un vero piano programmato non ce lo hanno ancora.
È generosa come una mama africana: ti costringe a vivere dentro le quattro mura di casa senza che un barlume di imprevisto possa mai portarti fuori, nemmeno il pane caldo delle 19.00, ma ti concede di tenere le finestre aperte per tutto il giorno, far entrare lievi in casa le prime timide piogge, l'odore della terra, il fresco che ancora non brucia sulla pelle; ti fa vagare lenta e arresa sotto l'effetto scordato delle prime luci mogie, ma all'improvviso, senza un motivo apparente, ti bacia sulla fronte e accende dentro la voglia di accendere fuori, candele profumate di cannella, luci soffuse, musica dolce, porte e tende aperte, e il corpo che balla, salta, si muove preso da fame di energia, di quella che si addice a questo tempo in questa casa, ovvero morbida e compassionevole, vigorosa ma senza sprechi. 
E allora, qui dove non accade niente, nel tempo casalingo, dove il mondo si ferma appena un attimo prima, guarda dentro e alla fine non entra mai, dove, se cose accadono, rimangono all'ombra del tempo privato senza che giungano all'attenzione delle faccende mondane, qui, accade che piccoli soffusi miracoli quotidiani avvengano, di quelli che solo nel silenzio di sé si sa, senza che fuori apparentemente nulla si muova. 
Ci si trucca da fate, si canta forte, si sta sedute a mangiare con le mani.