Eeehh... ma alla fine che cos'è un'idea se non un apostrofo rosa tra le parole immaginazione e azione.
E a partire da questa minchiata chiedo formalmente scusa all'intero albero genealogico dei pensatori che va da Platone a Gentile, passando per l'esimio Professor Galimberti, fino al mio personale professeur di filosofia teoretica, menzionandoli uno ad uno, come il prete a Messa con tutti i santi (ma all'ottantesimo santo, fate anche voi come me? Non vi assale un dubbio e cominciate a guardarvi attorno per cercare telecamere di Candid Camera?)
No, è che, pensateci, un'idea può avere pure ragione ontologica, esistere di una sua propria verità sostanziale, abitare un luogo meta fisico, con le sue leggi e le sue dinamiche che non puoi modificare nemmeno se invochi tutti i santi di cui sopra (di fatto lo sperimentiamo in qualche modo, vagamente, quando, non lo so, scriviamo una storia e ad un certo punto abbiamo come l'impressione di non essere più noi ad orchestrare le dinamiche ma è la storia stessa che si sviluppa secondo un suo volere personale, una coscienza, no?); ma, in soldoni, in questo nostro luogo, un'idea prende una direzione, una e una sola, quando si cristallizza in una forma.







