Tanto per chiudere l'argomento, no: il padre di Mercoledì non è Gomez.
Piuttosto è l'unica figura che potrebbe più avvicinarsi a quella di riferimento. Rimprovera Mercoledì con il giusto tono d'autorevolezza, quello che non ammette repliche o mosse false. Ma coniuga benissimo durezza e gioco.
Ché credo sia questo il segreto per educare al meglio: stare a metà tra autorevolezza ed elasticità.
Pendere verso l'uno atteggiamento o l'altro sono convinta che tolga al genitore qualsiasi diritto ad essere riconosciuto dal figlio come individuo attendibile.
Ho cominciato ad avere fiducia nel suo modo di educare in due circostanze. Una quando, dopo giorni e giorni di malumore da parte di Mercoledì, l'ho sentita una sera ridere a gola aperta. Uno specie di miracolo. Giocava con lui.
L'altra, quando, dopo averla combinata grossa, l'ho sgridata per la prima volta senza remore e lui mi guardava lasciandomi fare, evidentemente condividendo.
Insomma, la pensiamo allo stesso modo.
E questo mi pone nei suoi confronti in una condizione di rispetto e simpatia (ego dicet :).
Una pecca: abbondanza spropositata nell'utilizzo di "miiiii" e "au!", tipici intercalare del dialetto siciliano in fase di delirio (per maggiori informazioni potete approfondire qui, precisamente al minuto 1:58).
Francamente quando Sofia ha cominciato ad usarli ho avuto timore, ché non c'è niente da fare: l'esterno condiziona.
Piuttosto è l'unica figura che potrebbe più avvicinarsi a quella di riferimento. Rimprovera Mercoledì con il giusto tono d'autorevolezza, quello che non ammette repliche o mosse false. Ma coniuga benissimo durezza e gioco.
Ché credo sia questo il segreto per educare al meglio: stare a metà tra autorevolezza ed elasticità.
Pendere verso l'uno atteggiamento o l'altro sono convinta che tolga al genitore qualsiasi diritto ad essere riconosciuto dal figlio come individuo attendibile.
Ho cominciato ad avere fiducia nel suo modo di educare in due circostanze. Una quando, dopo giorni e giorni di malumore da parte di Mercoledì, l'ho sentita una sera ridere a gola aperta. Uno specie di miracolo. Giocava con lui.
L'altra, quando, dopo averla combinata grossa, l'ho sgridata per la prima volta senza remore e lui mi guardava lasciandomi fare, evidentemente condividendo.
Insomma, la pensiamo allo stesso modo.
E questo mi pone nei suoi confronti in una condizione di rispetto e simpatia (ego dicet :).
Una pecca: abbondanza spropositata nell'utilizzo di "miiiii" e "au!", tipici intercalare del dialetto siciliano in fase di delirio (per maggiori informazioni potete approfondire qui, precisamente al minuto 1:58).
Francamente quando Sofia ha cominciato ad usarli ho avuto timore, ché non c'è niente da fare: l'esterno condiziona.



