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10.2.12

Essere donna vs Nostalgia dell'utero?

Ci diciamo "fidanzatine".

"'nnamo'ata. Ofia 'nnamo'ata 'i mamma".
"Tu puoi essere innamorata di chiunque e di qualunque cosa, Sofia".
"No! 'i mamma".

Ci diciamo "fidanzatine", e per quantità del tempo condiviso, qualità, attenzioni reciproche tendenti all'assolutismo, non c'è alcun dubbio: in qualche modo lo siamo veramente.
L'altro dubbio inesistente è sulla voglia che tutto questo si perpetui ad oltranza. Da parte di Sofia perché ancora non sa, le mancano tutti quei grossi pezzi di vita a cui un giorno non potrà rinunciare con quella forza dell'aut aut che avranno di imporsi tra noi. 
Da parte mia perché so, e di grossi pezzi di vita ne ho ingoiati abbastanza.

26.10.11

Rezophonic e le tagliatelle di nonna Pina

Ore 3.45 della notte.
Sento aprire la porta di casa.
Faccio un balzo, Sofia dorme, e ancora dentro a quei momenti fatti di latte del dormiveglia penso "o ammazzo o abbraccio".
Abbraccio.
Il Riccio.
Tornato a sorpresa da una di quelle sue serate cui, da vera profana dell'arte musicale, mi avete vista indecorosamente partecipare nel mio con ricatti d'amore e sondaggi.
Torna con il premio Rezophonic che vedrà il suo gruppo aprire uno dei concerti da qualche parte in Italia.
Siamo sul letto prestato alle montagne russe per Sofia, mentre il Riccio mi racconta tutto, il dietro le quinte suo personale e della serata, minuzioso come solo lui sa fare per sopperire alla mia assenza. Ogni volta ci è necessaria questa minuzia dei particolari, specie per due che proprio non vorrebbero, costretti a vivere lontano, due vite parallele. Le minuzie nel racconto coprono le falle, lo spazio tra le parallele, seppur si sa che imbrogliano un po', ché il racconto è già di per sé una falla.

21.4.11

Catarsi dello sfogo

Lui mi guarda, mi scruta in fondo, comodo e a suo agio dietro la scrivania, senza moti di impazienza né fretta. Mi ascolta in silenzio, partecipando ai miei monologhi con una mimica facciale reattiva e comunicativa: strabuzza gli occhi, sorride, annuisce. Semmai intercala frasi brevissime, composte, e sempre propedeutiche a che il discorso si alimenti di nuove prospettive o si concluda con delle consapevolezze.

"Vede, Dottore, sono qui perché da qualche giorno mia madre mi taccia per un insensibile e per una madre degenere che non si occupa della salute di sua figlia. E questo mi sta creando forte ansia."
Sgrana gli occhi azzurrissimi, sorride punto e ironico: "Lei? Insensibile?"
La semplice retorica della sua reazione mi provoca subito piacere, mi rassicura all'istante.
"Signora, sono convinto che sua madre non la conosca affatto. Penso che non sappia nemmeno quale sia il suo nome. L'ho capito da subito, due anni fa".
E' una rivelazione, per me. 
In un istante non ho più ansia, né sensi di colpa per eventuali mie diaboliche e congenite pecche.
C'è una donna nel mondo, che poi sarebbe mia mamma, che cerca lo scontro continuo, spesso anche solo comico e goliardico, semplicemente perché l'idea che ha di me fa malamente da filtro su quello che in verità sono. O perché mi chiama con un nome che non mi appartiene.

Da vedere. Da dosare. Da elaborare.
Ma me ne vado con un nodo in meno.





Ogni tre settimane non vedo l'ora di andare a trovarlo.
Nella sua etichetta non appare nessun prefisso psico.
Gli parlo apertamente, con fiducia e naturalezza, trovando a volte difficilissimo trattenere le lacrime di fronte a quello sguardo così profondo e rassicurante.
Tutte le volte è un'esperienza catartica ed esaltante farmi visitare dal pediatra di Sofia.
  

20.3.11

News

Non guardo mai i tg.
Mentre faccio altro, mi basta dare un'occhiata distratta, priva di qualsiasi coinvolgimento, a quel martellante Rai news 24, canale preferito del Riccio, fedele fruitore e sommo discepolo di quel 24.
Non li guardo per una mia innata avversione ai sofismi. Discorsi apparentemente sorretti da consecutio logica ma tanto lontani dalla verità, la cui unica logica è quella che cerco di perseguire.
Quelle rappresentazioni teatrali a cui assistiamo ogni giorno, e che vanno sotto la categoria della gestione della cosa pubblica, non le tollero tanto quanto non tollero le soap opera o il vacuo sperimentato attraverso i contenuti cinematografici dei Vanzina.
E quella corsa affannosa all'ultimo versamento di sangue?
Di cosa mi informa la cronaca? Di avere terrore del vicino? Di guardare con sospetto tua sorella quando all'ennesima litigata per una maglietta arrivate alle mani? Che me ne faccio di sapere in quale girone dell'inferno operano certi uomini?

Ma stamattina il mio primo pensiero è stato quello di accendere la tv e sapere che cosa, mentre Sofia cadeva dal letto, e decideva di rovinare l'unica sera di intimità mia e del Riccio attesa da una settimana, e piangeva per il ciuccio, e il Riccio lo cercava sotto al letto, nudo e infreddolito come tutti gli uomini che dormono in maglietta e boxer, e una volta ristabilita la calma di nuovo piedini molesti dappertutto, incubi da giocattolo preferito rubato da fantomatici ladri di balocchi, e 'acqua' e 'mamma mamma dove sei?' continui, mentre insomma si viveva una delle nostre notti di normalità, stamattina sono andata di corsa a vedere se c'è stato qualcosa stanotte che abbia potuto turbare il tranquillo abbandonarsi di una famiglia alla notte.



Ho trent'anni.
Sono siciliana.
Ho l'agilità del corpo tipica di questi nostri prolungati ammolli contemporanei nelle acque malsane dell'occidente: debilitanti per una qualsiasi idea di fuga lucida e ben architettata finalizzata alla sopravvivenza.

E soprattutto ho una bimba di 22 mesi, che ha imparato solo da qualche mese a camminare, e ancora barcolla se solo davanti le si presenta un filo di ostacolo; da qualche settimana appena beve il latte dalla tazza e indossa i pannolini.
Ancora troppo piccola per avere strategie di sopravvivenza, ma già abbastanza grande da avere paura degli orrori.

Sono preoccupata.
Per questa guerra.
Politicamente e geograficamente troppo vicina al diritto di Sofia di vivere i suoi giorni spensierata.

13.1.11

3 2 1 via!

Lo scricciolo, che io sola lavo, cambio, vesto, imbocco, addormento, conforto e incito, andrà da altre mani che la laveranno, la cambieranno, la vestiranno, imboccheranno, conforteranno e inciteranno. 
Per la prima volta in questo nostro viaggio in esclusiva, entra nella storia una nuova voce che per diritto affiancherà quelle nostre, finendo le frasi, iniziandole, magari imponendosi sulla narrazione che prima di adesso era a nostra unica scelta di stile.

Lo scricciolo, che più di ogni altra cosa mi ha rincoglionito, più degli esperimenti stupefacenti adolescenziali, più delle lasagne domenicali, più delle lunghe nottate passionali, lo stesso che mi ha tolto i piccoli piaceri della vita come la settimana enigmistica con caffè e sigaretta la mattina, traducendo poi liberamente il do ut des con 10 chili in più e un'ernia da sforzo per presa indefessa in braccio,
fra mezz'ora tradurrà di nuovo liberamente lasciandomi sola con settimana enigmistica, caffè, sigaretta, 10 chili ed ernia.

Sofia e il suo primo giorno d'asilo.

14.10.10

Comunicazioni di servizio



"...Le conferiamo il titolo di Dottore in Biologia Cellulare e Molecolare con (ride) 110 su 110 (si smarrisce) e lode (non sente)"

quella che "lei è la piccola" anche con le prime rughe, i calli e qualche torto, di quello marcio, di quello che per un po' ci allontana
quella che in effetti, quando cede, le trema il labbro come una bambina, ed è struggente come il cedere di una bambina, e che da sempre, ancora prima di Sofia, ha scavato nello stomaco la fossa che oggi ho riempito con mia figlia
quella che fa i passi con incertezza, come se questo suo incedere fosse il suo credo ormai, ma alla fine, incrocio dopo incrocio, alla fine poi ci arriva sempre
quella che esibisce, a volte infastidita, a volte rassegnata, i suoi non possedere e appartenere, ma che "mia nipote" le scappa proprio
quella che non parla, ma dalla sua carne si vedono tutte le parole che avrebbe da dire
quella che però ora è seduta davanti a me e non riesce a smettere di parlare e raccontare, ancora e ancora e di nuovo ancora quello che oggi abbiamo vissuto e che io ascolto come  se ogni ancora fosse cosa nuova
quella che mi parla, e a cui io parlo, solo per comunicazioni di servizio
quella che non glielo dico, ché non so farlo, ché è da tanto che non lo faccio
quella che è una tenerezza al cuore, e nodo
forse uno dei più grandi