24.9.10
23.9.10
L'esultanza ti fa strana
Sofia ulula. Sì, ulula. Si pianta dura come una statua, tutta tremante per la rigidità muscolare, gambe aperte e braccia ad altezza spalle (insomma: posizione Frankenstein) e ulula, o emette suoni molto simili ad ululati. Ulula con la a, con la e o con la o. Questo perché le ho passato l'esultanza. Vede un cane, hhooooooo; un gatto, hheeeeeee; si tiene in piedi senza appoggi, hhaaaaaaa, lavorando tutto di gola. Ora c'è da dire che nei suoi primi approcci con il sociale bambinesco questa sua inclinazione fa una certa differenza. Di fronte a bimbi in genere tendenzialmente opachi, eccitati forse dal gioco, ma sostanzialmente calmi di quella calma annoiata tipo io ho visto già tutto e nulla mi tange, Sofia appare una pazza sull'orlo di una crisi di nervi magari soltanto per aver visto una sediolina alle giostre con l'immagine di Woody di Toy Story. La guardano. Un po' fanno che allontanano la testa e rimangano lì, sempre con quell'espressione annoiata ma stavolta con una nota diversa nell'occhio, leggermente sorpresa mo' avrò visto tutto, ma sta matta tutta strana no.
I grandi ridono. I bimbi si incazzano.
Poi in genere avviene una svolta: i bambini cominciano a studiarla, si chiedono come una sediolina dovrebbe dare così tanto piacere, ci provano, provano a sperimentare lo stato di Sofia, le si accostano, non le staccano gli occhi di dosso. Finisce che Sofia ha infettato tutti del morbo di Frankenstein schizo/eccitato.
I bimbi ridono. I genitori si incazzano. Con me che ho creato un mostro, e il mostro ha fatto adepti.
Ora devo decidere come Sofia dovrà apparire in pubblico: o figa atarassica tipo poetessa maledetta mi sturba tutto o iper eccitata genere Rita Pavone.
Nel frattempo che mi decida, se incontrate una bambina che sembra una duenne passata ma ancora non si regge in piedi, e la vedete ululare, non vi inquietate.
Nessun neo-esperimento maryschelliano: soltanto Sofia contenta.
21.9.10
Un passo indietro
Settembre.
In questa mia casa, settembre non rappresenta ancora una postazione d'inizio, non segna alcuna epifania di attività perché a stare dietro a Sofia si vive un'interminabile tempo di pausa, una vacanza protratta ad infinitum. I gesti di ogni giorno messi in loop, ogni giorno, ripetuti identicamente così tante volte da non essere più percepiti dall'attenzione, inghiottiti dal magma di un enorme rito perpetuo, talmente spalmato però nel vivere quotidiano da non essere più evento straordinario quanto gestualità ordinaria del quotidiano.
Rito perpetuo del quotidiano.
Rito perpetuo del quotidiano.
E mi chiedo che differenza ci sarebbe tra me adulta e Sofia, se continuassi a naufragare nel suo tempo molle, senza stacchi tra la memoria storica e l'immaginazione delle cose non ancora accadute?
Se non mettessi a raccolta sistematica le azioni finora vissute e di queste non ne facessi proiezioni e conseguenze future, cosa mi farebbe diversa da una bambina che balla dentro il cerchio colorato del suo tempo presente?
Se non mettessi a raccolta sistematica le azioni finora vissute e di queste non ne facessi proiezioni e conseguenze future, cosa mi farebbe diversa da una bambina che balla dentro il cerchio colorato del suo tempo presente?
Una madre, un genitore, deve far da lente di ingrandimento sullo sguardo circoscritto dei propri figli, che, magari per giusto impulso a percorrere l'avanti indisturbato, si arrampicano sulle scale senza voltarsi mai indietro, dietro le loro spalle, dove s'acquatta la possibilità della caduta ripida.
Ci sono cose oggi che senza una forza opposta che le contrasti faranno della forza di gravità il loro facile scivolo, e scivoleranno.
E allora un passo indietro. Faccio un passo indietro.
Ci sono cose oggi che senza una forza opposta che le contrasti faranno della forza di gravità il loro facile scivolo, e scivoleranno.
E allora un passo indietro. Faccio un passo indietro.
E forse per la prima volta nella mia vita cedo il passo ad altro e ad altri, per Sofia, senza che stare all'ombra scalfisca il mio purtroppo ben ramificato amor proprio.
Mi metto in un angolo, come un lare che veglia attendendo gli sviluppi, perché Sofia sappia che oltre questo mondo di donna ne esistono migliaia di mondi, che possono sostenerla e divertirla e stupirla e attrarla e confortarla allo stesso identico modo, e in certi casi anche meglio.
Ho messo il silenziatore al mio presenzialismo ostinato, puntellato qua e là di egocentrismo, e indurito la voce così che Sofia cerchi culle che non siano le mie braccia.
Sto risolvendo così il problema di una specie di sindrome di Stoccolma che fa della persona che la ferisce la stessa che la conforta.
Mi preparo al prossimo settembre. A quando per davvero le nostre vite cominceranno a prendere strade diverse.
Che si sappia che fare la cosa giusta un po' mi costa.
Vinicio Capossela-Scivola vai via
Mi metto in un angolo, come un lare che veglia attendendo gli sviluppi, perché Sofia sappia che oltre questo mondo di donna ne esistono migliaia di mondi, che possono sostenerla e divertirla e stupirla e attrarla e confortarla allo stesso identico modo, e in certi casi anche meglio.
Ho messo il silenziatore al mio presenzialismo ostinato, puntellato qua e là di egocentrismo, e indurito la voce così che Sofia cerchi culle che non siano le mie braccia.
Sto risolvendo così il problema di una specie di sindrome di Stoccolma che fa della persona che la ferisce la stessa che la conforta.
Mi preparo al prossimo settembre. A quando per davvero le nostre vite cominceranno a prendere strade diverse.
Che si sappia che fare la cosa giusta un po' mi costa.
Vinicio Capossela-Scivola vai via
15.9.10
Spot scriptum
Scendo le scale di casa, velocissima, le guardo le scale mentre le pesto di fuga ma sono già scomparse, come se stessi scappando da qualcosa, lì in casa.
Mi infilo in macchina, i gesti di sempre ma con l'ansia dell'evasione indisturbata, metto in moto, in moto anche la musica, apro il cancello, indosso la cintura, e vado.
Adesso, mentre guido, un vado lentissimo.
Dal cancello in poi là fuori tutto è in una bolla serale e silenziosa: è per non infrangerla che vado lentamente.
La strada che percorro è deserta, una di quelle strade che accolgono come se tu fossi l'unico navigatore su questa terra, offrendoti per qualche istante maternamente l'ebbrezza dell'unicità.
Scendo dall'auto. Lo sportello chiuso suona violento.
L'impatto rompe la bolla ma la strada non si spezza: rimane serale e silenziosa. Si rompe solo l'ansia della fuga perché ormai sono lontana da casa, le gambe appoggiate salde alla strada, e respiro
mmmmhh - ùùùh h h h h
Compro il pane, è caldo, ne prendo un po', come sempre.
E torno a casa, come sempre.
Lentamente.
E più mi avvicino più vado lentamente. Sempre per questioni di fuga, ma in un altro senso.
E' stato niente. Solo 3 minuti.
Non è vero, non è stato niente. Sono stati 3 minuti, e non di vita, che la vita io ce l'ho, ma di respiro sì.
Spot di una donna affamata di tempo.
Oppure...
La strada che percorro è deserta, una di quelle strade che accolgono come se tu fossi l'unico navigatore su questa terra, offrendoti per qualche istante maternamente l'ebbrezza dell'unicità.
Scendo dall'auto. Lo sportello chiuso suona violento.
L'impatto rompe la bolla ma la strada non si spezza: rimane serale e silenziosa. Si rompe solo l'ansia della fuga perché ormai sono lontana da casa, le gambe appoggiate salde alla strada, e respiro
mmmmhh - ùùùh h h h h
Compro il pane, è caldo, ne prendo un po', come sempre.
E torno a casa, come sempre.
Lentamente.
E più mi avvicino più vado lentamente. Sempre per questioni di fuga, ma in un altro senso.
E' stato niente. Solo 3 minuti.
Non è vero, non è stato niente. Sono stati 3 minuti, e non di vita, che la vita io ce l'ho, ma di respiro sì.
Spot di una donna affamata di tempo.
Oppure...
Aspettando che Sofia cammini.
E se possibile anch'io 30 minuti di corsa.
13.9.10
Il volo a bassa quota
Stamattina, ooooh che senso di onnipotenza quando con la mano alzata ad alt, voce dura con sorriso vagamente provocatorio e sguardo fermo tutto tuffato dentro quello di Sofia, le ho intimato di smetterla con i lamenti e le pretese e disposto che solo dopo aver finito la colazione avremmo fatto quello che lei stava chiedendo di dover fare immediatamente.
Sofia, appoggiata alle mie ginocchia, sguardo mortificato tutto tuffato dentro il mio, si è lasciata mollemente andare a terra, senza mai lasciare l'appiglio dello sguardo, come fa uno scalatore in discesa con la fune, anche lei con un certo sorriso, il suo però vagamente di sconfitta.
In un attimo di cervellotica, folle euforia, mi è sembrato che avessimo interpretato benissimo la scena della legge della giungla, quella che recita "in natura vince il più forte".
C'è però una differenza che ci allontana, per fortuna (ma in certi casi bisogna dire anche per sfortuna), dallo stato di natura.
Quella che generalmente il senso di onnipotenza arriva accompagnato dallo storico trio volgare/basso/meschino della coscienza parlante.
A me imbarazza sempre sperimentare certe alture dell'ego. Mi mortifica.
Davvero non ci è dato di provare l'onnipotenza senza sentire subito l'impulso di correre a nascondersi dietro un cespuglio.
E solo alcuni si accaparrano ancora indebitamente, e direi sadicamente (per lo più contro i loro propri confronti), il diritto di provare un tal senso senza conseguenze di coscienza.
Ma quasi sempre poi gli va male.
Illustrazione di Benedetta Marasco, abilissima disegnatrice di immagini dell'inconscio.
p.s.: si sente che è una delle mie prime strigliatelle a Sofia, eh?
(Aspettando che Sofia cammini)
(Aspettando che Sofia cammini)
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