13.3.10

Donne dell'altro mondo.

Siamo complicate noi donne. Creature caleidoscopiche dotate di ali talmente grandi e multicolori da fare voli pindarici fin troppo oltre, non le nostre possibilità, quanto piuttosto le nostre reali esigenze. E forse è questa la nostra più alta esigenza: quella di andare oltre.
Pretendiamo di fare le pulizie di pasqua in tacchi a spillo mentre tra una pezza e l'altra risolviamo problemi di lavoro, controlliamo la crema francese nel forno, aspirapolvere in una mano e penna dall'altra, consoliamo i nostri bambini, facciamo biscotti e invitiamo amici a cena. Altro che cervello multi-task. Siamo prove viventi della validità della teoria delle stringhe.
E non è mai abbastanza.
Eccolo il nostro stendardo.
La fuga della mattonella non è mai abbastanza bianca, il tacco non è mai abbastanza alto, i biscotti non sono mai abbastanza croccanti, non siamo mai abbastanza efficienti professionalmente, non scriviamo mai abbastanza acutamente, la crema francese non è mai abbastanza francese.
Siamo pendoli che pretendono di oscillare toccando tutte le forme del vivere: din - meticolose e spietate macchine di perfezione, don - fluide rappresentazioni della morbidezza; din - autoritarie e incorruttibili, don - tolleranti madri del genere umano; din - irreprensibili sacerdotesse, don - ballerine ebbre di taranta a piedi nudi; din - eteree forme celestiali, don - strumenti dell'incarnazione dionisiaca. din don. Coerenti e flessibili. din don. Silenziose e insidiose creature parlanti. din don. Femmes fatales e geishe. Ingegneri dell'ordine e audaci scultrici del caos. Misteriose e pubbliche. Programmatrici e cavalle imbizzarrite. Fedeli al nostro tempo e libere pensatrici. Estete della forma ed estete dello spirito. Abbondanti e sobrie. Esili e radicate. Delicate e crudeli. Educate e irriverenti. Lupe e arrendevoli. Tutto o niente. Din don din don din don. In ciascuna di noi.

E mentre questo nostro mondo va così, votate orgiasticamente come siamo alla causa perfezione, io sono lontana mille miglia dal non è mai abbastanza. Tutte quelle aspettative per le quali tribolare e di cui vorrei vestirmi sono approdate in un luogo lontanissimo.
Per me, con Sofia, non è mai. Mai crème brulée.
Sofia ha 9 mesi, 13 chili in 80 centimetri. E' una straordinaria bambina vorace di ciò che le si manifesta di fronte, vorace del cibo, di immagini, di suoni, vorace di parole, di sapere, vorace di succhiare le pagine di questa vita. E' soprattutto vorace di me. E dunque io sono strumento del suo affacciarsi al mondo. Tutto il giorno, ogni giorno. Nient'altro. Giochiamo, balliamo, cantiamo tutto il giorno. Nient'altro. Ci incantiamo tutto il giorno. In-in-ter-rot-ta-men-te. Nient'altro.
E in questo nostro stupirci ed il suo crescere sublime, a me sembra di sparire. Mai per lei ma per me. Deve essere così, perché l'idea che ho d'esser madre non abbia mai a che vedere con il non è mai abbastanza. Ma adesso è quanto mai vero questo mio non essere assolutamente abbastanza, che si rivela soprattutto la sera, quando i giochi sono fatti. Tutto si ferma.
E c'è lui.
La stanchezza ha stordito il mio corpo e ammutolito i sentimenti più delicati, i pensieri non hanno modo di posarsi e vorticano come dervisci.
Lui mi chiama.
E io dormo.
Dovrei scrivere, dovrei studiare. Dovrei correre. Dovrei chiamare Vì. ed S.
Lui mi guarda.
Io dormo.
Dovrei pulire, dovrei cucinare. Dovrei leggere. E sopra ogni altra cosa dovrei stare con lui.
Ma io dormo.
E lui mi aspetta.
No. Decisamente non è abbastanza.
Din don din don din don din don din don.
    

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