9.10.12

Anche Sofia non deve baciare i rospi

Tre anni.
Alla materna.
Così dicono.


L'abbiamo aspettata per mesi, io e Sofia. Fantasticando, supponendo, immaginandone le attività, uguagliandole a quelle svolte in casa. 
Mentre scrivevamo la A, la O, la M, la N, la P.
La S.
Mentre creavamo spettacoli con le marionette.
Mentre coloravamo i muri con gli acquerelli.
Doveva certo essere così, la materna. Solo più bella. Perché Sofia è un formidabile animale sociale, di quelli che per strada ferma tutti, grandi, piccoli, buoni, cattivi, simpatici, antipatici, e chiede loro il nome.
E si ricorda di ognuno di loro. Che ognuno di loro è un mondo a sé, e una bambina ancora lo sa.
E allora doveva essere più bella, la materna, perché c'era la maestra buona e tanti bimbi. E tutte le attività avrebbero avuto ognuna un colore speciale se fatte in compagnia.




Delusione di una bimba.
La maestra è l'esperimento riuscito, qui nel caldo della Sicilia, della possibilità che gli iceberg possano convivere con le alte temperature. Sta lontana dai bambini, sempre seduta sul pulpito della cattedra. 
La vedi unicamente intenta a mantenere i bimbi seduti al proprio posto, ordinati e silenziosi come adulti durante una lezione di trigonometria. Le ho chiesto se la pensasse come me che un filo di anarchia fosse indispensabile per la crescita sana della personalità indipendente del bimbo. Mi ha risposto con lo stesso orgoglio malato che potevano esprimere i nazisti di fronte alle loro file composte e assoggettate: "in questa classe assolutamente no".  
Il primissimo giorno ha urlato ad un bimbo che si ostinava a piangere. L'altro giorno ne mortificava un altro, attirando volutamente l'attenzione di tutta la classe tipo gogna,  per aver lanciato un animaletto. Si guardava attorno il bimbo, gli altri in assoluto silenzio.
Ecco, gli animaletti. Unica attività svolta. Ho indagato con discrezione tra i bimbi, cercando la prova salvifica che sia io che Sofia ci stessimo sbagliando. "Giocate tutto il giorno così?" Tutti "sì". Allora riformulavo la domanda, meno condizionante, meno passiva "Cosa fate qui? Come giocate?" E tutti "così". I bimbi dunque lasciati abbandonati, ogni santo giorno, ad una attività tra le più vuote e meno creative che esistano.
Ma lo sa, la maestra, che questi sono i primi animaletti di Sofia? Che prima non ne aveva visto nemmeno l'ombra? Che ha iniziato a giocare con ingranaggi e puzzles?
Torna indietro Sofia, ancor più indietro di quando appena qualche mese fa andava all'asilo. In questo periodo lì avrebbero già fatto la giornata della vendemmia.
Qui fanno accoppiare gli animaletti, dinosauri con gatti.
E i bimbi. La maggior parte della classe non pronuncia bene le parole, son mogi e a basso profilo di interattività. E certo il gioco dei dinosauri coi gatti non aiuta.

È così che ogni volta la scuola perde.
Quando una bambina, che aspetta con grande impazienza l'arrivo della scuola, dopo un mese finisce col chiamarla "la scuola noiosa".
E quando, ancora dopo un mese, la maestra si ostina a chiamare questa bambina Sara.


24 commenti:

  1. cioè, ma ancora non ha imparato il suo nome?
    che donna svogliata, senza passione, senza impulsi.

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  2. e penso ad Ale, tanto, tanto ad Ale.
    E a tutte quelle come lei.
    Che apre un blog e fotografa le letterine e, cosa erano?, lucertoline?, insomma i pupazzetti dei bimbi a scuola, perché vede il bello.
    No, non erano lucertoline. Ora vedo.

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    1. Intanto credo fossero ranocchie.
      Ad ogni modo, ho trovato la foto che avevo in testa.
      Questa:
      http://www.alessandradelbono.com/2011/04/recita-time3.html

      Ciao, Ale.

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    2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    3. Scusa se posso commentare solo ora, ma non volevo compromettere equilibri che non mi sarebbero più appartenuti, e che scelgo per tanti motivi di cristallizzare, nel bene e nel male, nel ricordo. E scusa questa ermeticità e serietà nell'esprimermi, lo sai che non sono così perché purtroppo io e te ci conosciamo solo grazie all'espressione verbale (ma si sente ormai che c'è anche dell'altro).

      Ora che sono libera di dire non voglio continuare a polemizzare (polemizzo a voce a sufficienza) ma una cosa la voglio scrivere sotto questo tuo post che non è solo avvilente, per me, è doloroso. Mi addolora sapere che "già" nella scuola materna manca entusiasmo e creatività, che manca quello slancio emotivo, quell'intraprendenza, quel senso di missione che ci vuole per stare cinque (anche di più a volte) ore insieme ai figli degli altri, quegli altri che con ansia, fiducia, paura, stima, dubbio, rispetto ti affidano ogni giorno la cosa più preziosa che hanno.

      Se ho scelto di rischiare, di andarmene da una scuola che mi ha accolta e che in un momento come questo è un porto sicuro verso altro è perché sono coerente con quello che hai potuto conoscere, di me. Sono coerente con le foto delle ranocchie.

      Sono così emotiva, e provata, ed entusiasta in questo momento che esagero e ti dico che lo faccio per tutte le Sofia di tutte le scuole di tutti i paesi di tutte le città che riesci a contare.

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    4. Scusa, la mia storditaggine avanza, ho commentato con l'account del magazine!

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    5. Grazie, Ale.
      Se posso dire, la tua unica coerenza è quella di fare scuola.


      Entusiasta di cosa? Il magazine? :)

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    6. Ma noooooooo! Il magazine è un ritaglio di evasione che mi sono inventata a giugno per sopravvivere all'estate senza lavoro e alla prospettiva di un lungo inverno difficile. Invece è andata diversamente: una proposta inaspettata e mi sono dimessa qualche giorno fa… lavorerò sempre con, per e nella scuola ma sarà un'altra esperienza: straevoluta, etica, fichissima. La scuola come la voglio io sta per esistere :)

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    7. e allora sei invitata a suggerirci qualcosa, un modo di fare, qualche attività, il modo di porsi con i bambini.
      VOGLIO SAPERE TUTTO!!!

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  3. no, dai, ma che cavolo! la scuola materna è una scuola bellissima, può essere una scuola bellissima...
    ma non potete andare a parlare con la dirigente?
    non c'è un'altra scuola, al limite?
    non dico che si debba essere tutti reggiochildren (http://www.reggiochildren.it/), ché quello è IL sogno, ma almeno un po' di affettività, dico io...
    anche simone aveva una maestra un po' dura e l'altra che sembrava un po' cerebrolesa quando parlava con gli adulti. ma quando stava con i bambini era la più brava narratrice di storie mai vista e i piccoli restavano incantati. fermi sì, ma perché persi nella magia di quelle parole.
    davvero veronica, prova a far qualcosa... la scuola è un'occasione, non può diventare un incubo per un bambino...
    a quell'età poi...
    fammi sapere

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  4. ecco, visto che me ne dai la possibilità...
    Seguo Reggio da quando Sofia va a scuola e penso che il Reggio style, preso come massimo esempio di come la scuola dovrebbe essere, sia vergognoso. Nel senso che lo straordinario lavoro che fanno, e che davvero fanno, ecco... non dovrebbe essere inteso straordinario. Questo trovo vergognoso. Alla fine è quello che tutti noi genitori facciamo a casa con i nostri figli: gli forniamo tutti gli strumenti, tutti, di crescita. Materiali, attività, dialogo, rispetto delle scelte, rispetto delle responsabilità. Persino l'arte del travestirsi è un'attività che nasce a casa e che non manca mai, no?
    Ecco, quello che voglio dire è che tutte le volte che si mette sul piedistallo Reggio è perché tutto il resto delle scuole è molto al di sotto di Reggio. Tutte le volte che si mira a Reggio non si dovrebbe perdere di vista la denuncia sottintesa che ne consegue della piccolezza di tutte le altre scuole. Reggio non dovrebbe essere un'eccellenza ma la normalità.

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  5. Che tristezza. Il nome poi. Almeno quello dovrebbe ricordarselo. Io con Nico ho sbagliato scuola materna. Ho scartato quella con mille attività perché mi dicevano 'ora devono giocare, avranno tempo alla primaria per stare sui libri'. Cazzata. Ha passato tre anni a fare NULLA. Colorare. Basta. E il gioco del silenzio, quando la maestra aveva mal di testa. O dvd del cartone di turno e via. Neanche ginnastica, pensa. Andrea invece va nella scuola che avevo scartato e fanno laboratori di cucina, giardinaggio, lettura, emozioni, fa inglese e informatica, vanno dai vigili del fuoco e fanno il giro del quartiere con i vigili urbani, fanno gite e vanno in cascina a dar da mangiare agli animali. E impara un sacco di cose divertendosi. Insomma, se puoi, cambia scuola. Parte dell'apatia di Nico verso la scuola è sicuramente riconducibile a quei tre anni merdosi.

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    1. Lo credo anch'io e mi dispiace tanto. Errori commessi da altri che paghiamo poi noi. Apatia degli altri che entra nelle vite dei nostri figli.

      Comunque meraviglioso, Mami. Quello che voglio da una scuola.
      E comunque la scorsa settimana ho preso un appuntamento con la segreteria di un'altra scuola proprio per domani mattina. Vedremo. E qui entra in gioco anche il fattore pubblico/privato. Anche questo vergognoso.

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    2. Condivido ragazze. Il discorso pubblico/privato è vergognoso ma è un discorso a monte. Dobbiamo pensare ai bambini secondo me e scusate se mi infilo nel discorso anche se non so cosa significa essere madre.
      L'età evolutiva è fondamentale. Il gioco è fondamentale. L'assenza di responsabilità è fondamentale ma non intesa come negazione della responsabilità: voglio dire che lo stare attenti in classe e fare i compiti a casa sono delle responsabilità, non è giusto che un bambino non viva in pieno quel periodo magico che è l'infanzia, l'unica età in cui è SACROSANTO non avere responsabilità.
      Un bambino che ha giocato, si è travestito, è stato stimolato motoriamente e mentalmente attraverso il gioco per cinque anni della sua vita arriverà alle elementari con la voglia vera di iniziare il primo piccolo grande lavoro della sua vita: la scuola.

      Santo cielo quanto sono retorica!!!! ;)

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    3. Il guaio è che per gente che si spaccia "Maestra" mi pare non sia ancora retorica.
      :*

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  6. hai fatto been a vedere un'altra scuola. al di là del nome sbagliato è l'approccio della maestra con la classe ad essere carente. spero di leggere nei prossimi giorni delle belle novità!

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  7. Grazie, Leuco. Sono fiduciosa.

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  8. Ma che tristezza, poveri bimbi, ricordo anch'io con tristezza la scuola materna in cui non facevamo nulla perchè la maestra non ne aveva voglia, stavamo seduti a giocare al gioco del silenzio :( tristissimo, ma poi mi sfogavo a casa e fuori, mio figlio invece è stato molto fortunato, ha delle maestre bravissime che fanno tante attività e li coinvolgono tantissimo!

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  9. oh!? ma che è 'sta storia del gioco del silenzio? Hai letto sopra che il nico di Mamiatheart è stato felicemente occupato in tal squisitissima attività? Sai che c'è? Che se scopro 'sto genere di cose su mia figlia faccio la pazza.

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    1. Eh. E sai quante volte Nico si addormentava durante il gioco del silenzio quando avevo spiegato benissimo alla maestra che non poteva dormire? Per lei era semplicemente uno in meno a cui badare.

      Poi quando passi dalla scuola pubblica a quella privata e scopri quante sovvenzioni hanno dallo Stato ti chiedi: 'e per che cosa le usano???'. E ti viene una rabbia dentro.....

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    2. ma infatti!!! non so se ti ricordi un mio tweet dove scrivevo che avevo appena comprato la carta igienica richiesta dalla scuola... La carta igienica!!!

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  10. Meno male con me non ha avuto brutti effetti, la scuola elementare la adoravo con le maestre e tutto il resto :)

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  11. Ah, dimenticavo, io soffro di emicrania cronica e quando mi coglie a scuola e devo aspettare mezz'ora perché faccia effetto l'antidolorifico li faccio lavorare facendogli interpretare a turno me (la maestra), lo metto come un gioco semiserio e per un po' parlano spiegano e si gestiscono da soli ;) Paraculata!

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    1. Lo so, mi ripeto, ma tu sei pazzesca e io ti adoro.

      :( mi dispiace che soffri di sto disturbo. ma in fin dei conti per avere un cervello che cammina a 500 km/h ci può anche stare.
      :*

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