22.10.12

Ex dandy si racconta

Che v'aggia dì.
Certe cose non si dovrebbero pubblicare se non vuoi che il tuo blog venga poi tacciato di qualcosa di cui vorresti non fosse. Tacciato.
In mia discolpa mi preme dirvi che ultimamente c'è un'immagine di me che mi torna spesso, e che guardo con tanta nostalgia. Languore. Anelito. Fame. Bramosia. Cupidigia.
Bava alla bocca, insomma. Specie quando sono in faccende di casa affaccendata.
L'immagine è di me, quattro anni fa, a quest'ora, pomeriggio pieno, quando tutto è in possibilità, sta per accadere qualcosa, e sarà stanotte, con qualcuno a far qualcosa, per le strade di città, in qualche locale, dieci birre, jazz e io bellissima dentro le mie magliettine con spalla scoperta, un filo di trucco sugli occhi perché io sono il vero strepitoso trucco.
Fino all'alba. Fino a quando mi va.
E in questo mio pomeriggio, aspettando la buona possibilità, ho due, tre libri aperti, Rage against the machine al limite della legalità per questioni uditive, oppure la Bailey Rae più soffusa, qualche sigaretta, con le gambe all'aria sul letto.
Dio, ma voi ricordare la sensazione dei piedi all'aria sul letto della vostra stanza?
E le ore ferme.
E l'attesa della sera.
E le telefonate sceme e interminabili.
E alzarsi per far pipì e tornare a piedi all'aria.
E la porta chiusa.
Dio, la porta chiusa...
... la vostra stanza...

Non mi risulta che chi abbia figli possa ancora usare con tanta disinvoltura un aggettivo possessivo in prima persona accanto ad un sostantivo.
I sostantivi appartengono ai figli. E a loro, a queste terze persone, saranno dati tutti gli aggettivi possessivi.
A meno che non siano ancora lontani o del tutto indifferenti per questioni di genere al tempo dell'ovulazione. Allora sì, il pacco 10x10 dentro il mobiletto del bagno, quello ancora ti appartiene.
Dio.
Mi ricordo di cosa ero fino a qualche anno fa, una vita ancora da costruire, un'eterna attesa per questa vita da fare in atto, ma via, alla fine fantastica.
Rossa, nera, forte, radicale, al di sopra, e in fondo.
Libera.
Mia.

E niente. Son qui. M'annoio un po'. Rimane ancora tutto in possibilità ma il fatto di avere Sofia nella mia vita ha ovattato un po' il senso frenetico ed emozionante dell'attesa. Dopotutto Sofia c'è.
Faccio la mamma a tempo pieno, mi riprendo con lei certi fili sfibrati dai due mesi passati a lavoro, e mi invento centinaia di attività da fare.
E faccio 'ste cose.



A quanto pare si chiama Pacac.
E gli è andata pure bene, visto che il principe di stamattina si chiamava Cacac e la principessa Cacacca.
Credo sia un modo per esorcizzare i problemi di stitichezza di questo periodo.

Ad ogni modo, io ve lo presento. Sapete perché?
Non perché son brava.
Non perché ho avuto pazienza.
Non perché può esser spunto per attività pomeridiane.
Non perché ho avuto pazienza (!)
Ma perché Pacac, la lentezza della mano che cuce, seduta come una vecchia zia mentre una bimba si mette a cavallo della busta con l'ovatta e fa il cavaliere, il tempo lento, pieno, l'attenzione, ecco, credo sia stata l'attività più gratificante e liberatoria da quattro anni a questa parte.

Nel frattempo da qualche parte c'è la ragazza sul letto che sta ascoltando qualcosa e aspetta certe buone possibilità, nella sua stanza con la porta chiusa.

Dio.

17 commenti:

  1. a piedi all'aria in camera è sempre bello stare... però certo, le dieci birre mi devastano molto più di un tempo, e temo di non amare più lo sbocco notturno fuori dalle portiere della macchina...

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  2. dici che pacac funziona anche con la stitichezza dei grandi? scusa se stasera sono così scema.

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  3. :).
    non so. proviamo :)

    Lo sbocco fuori dalle portiere... ma allora il mondo è paese! :)

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  4. Mai ubriacata in vita mia (preoccupante?).
    Però capisco cosa ti manca.
    Anche se: mi lamento sempre che la sera vorrei avere del tempo per me, non dover star dietro a favole, pigiami, cartoni, zaini. Ma ieri Andrea è andato a dormire alle 19 con mal di testa e ha dormito filato fino a stamattina. E a me mancava un sacco non averlo intorno.
    Non so se hai capito il senso di quello che volevo dirti...
    p.s. anche a me Pacac piace.

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    1. Eh, lo so... non si può tornare indietro.
      Una sera eravamo fuori e guardavo i ragazzi passeggiare, in preda a certa fame tipica dei ragazzi (che poi... ragazzi... trentenni!). Comunque li guardavo e mi facevano tenerezza. Alla fine la maggior parte di loro, non tutti, eh?, cercano quello che abbiamo noi.
      Comunque, la solita schizofrenia del vivere.

      Pacac. Di lui mi piace il tessuto. Rende moltissimo, compatto, resistente. I fili in foto li ho voluti lasciare per dare il senso "fatto a mano" (conosco la parola in inglese, ma volutamente... tu sai...). Quel fiocco natalizio-nonnoinseggiolaincasadiriposo l'ha scelto Sofi. Inutili i miei suggerimenti verso altro più... contemporaneo.
      E quell'orrenda ombra sotto l'occhio non è così, in verità. In verità ti dico (scusa...) che è imbottito al punto giusto.
      Piace anche a me.

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    2. E chi ha avuto dubbi su Pacac? Dovevi vedere il mio pupazzo: era un cane rosa (tipo Uan di Bim Bum Bam per intenderci) di peluche, bruttissimo e con gli anni si è pure rinsecchito. Ma io lo adoravo. E guai a dormire senza.

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    3. :) da qualche parte avevi già parlato di Uan. Non ricordo dove.

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  5. una vita da costruire, un'eterna attesa... niente di più vero...

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    1. eh! noi speriamo che ce la caviamo :)

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  6. ecco.
    e ora c'ho pure la 'pucundria.

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    1. Che sarebbe la schizofrenia? Perché assomiglia a "ipocondria"?
      A me mi sa che c'hai solo il premestruo.

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    2. Maròòòòò che emozione, emozione fortissima.
      Allora sono andata dal Riccio, gli ho raccontato i nostri commenti incrociati tra "da me e da te" fin ad arrivare ad "Appocundria".
      Il Riccio si è messo a cantarla all'istante (io non la conoscevo affatto).
      Bello il primo commento al video che si legge.
      Anch'io con la 'pucundria.

      Sebbene la qualità lasci a desiderare, sebbene vada fuori contesto,
      ecco

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    3. Lui canta
      e io ti voglio vedere

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