Visualizzazione post con etichetta Memorie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Memorie. Mostra tutti i post

10.4.13

Storia d'amore retrò

La prima volta che la vide, mio padre stava in fila proprio dietro mia madre che comprava le sigarette e rimase all'istante folgorato dai capelli lunghissimi trattenuti da una fascia e dalla voce, rauca e insieme piena di note, pensava. Quello stare dietro fu un languore talmente forte che lo innamorò. Quando poi mia madre uscì, mio padre, giusto che era lì, comprò le sigarette ma il tempo di farlo che già mia madre era scomparsa.
Quel giorno girò come un pazzo per tutto il paese senza chiedere, ché era nuovo e non conosceva nessuno, ma non la trovò.
Si vide quindi costretto ad essere "l'appena arrivato e impudente" e chiedere della ragazza con la fascia e siccome mia madre fu la prima, con il gesto della fascia e poi dei pantaloni e poi della minigonna giusto appena qualche millimetro sotto l'apparato riproduttivo, a portare il '68 in quel paesino dell'entroterra siciliano, nessuno faceva fatica a riconoscerla e rispondere "ah, sì, quella...".
Tutto il paese sapeva dell'Ingegnere che cercava pazzo la ragazza con la fascia.

30.1.11

Rincontro

A volte si incontrano persone che toccano, piacciono, o inquietano, intimoriscono, infastidiscono, attraggono, qualcosa evocano, senza una ragione, per ragione di chimica sotterranea forse, ma non logica: per un odore di troppo o di troppo poco nella trama della pelle; per voci portate addosso di storie che non appartengono e che vorremmo fare nostre oppure allontanare; o anche solo per un'andatura sbilenca, perché magari nel preciso istante di quell'incontro poteva sembrare inaccettabile quell'andatura sbilenca, oppure poteva suscitare, eccitava.

La gente della strada si incontra per caso. O forse no. Sicuramente, però, è la disposizione del caso, di come casualmente sono disposte dentro, nel preciso momento storico dell'incontro, le persone che si imbattono l'una nell'altra, perché quell'incontro poi sia come sia.

Quando diciott'anni fa lo incontrai, a dir la verità molto prima, ma ne conservo memoria da questo preciso istante in poi, io ero da poco impegnata a districarmi negli intrecci delle storie di strada fatte di ragazzini, moto e sospiri mischiati a smog; lui era alto, austero, involtato in un silenzio pieno e per me incomprensibile, tagliato solo da occhi azzurri affilati come stalattiti e da falcate veloci date alle scale di casa.
Un giorno ebbi la colpa di condividere lo smog del languore assieme alle sue figlie.
Da allora stalattiti e falcate su di me. Sempre.

Direi che quell'incontro rappresenta una delle mie prime memorie d'autocoscienza.

Sputtanata. La bambina diafana che tutti indicavano come provenuta dal mondo iperuranio, che lasciava dietro sé scie di misteri d'oltremondo, dicevano "ricorda un'orientale", che profumava di zucchero e innocenza, che guardava come se dietro ogni cosa ci fosse qualcos'altro, in realtà inalava gli scarti di strada. Si sporcava lei, e faceva sporcare.

Quest'uomo mi ha dato la prima consapevolezza di quanto l'anima sublime semprepresente possa essere una baggianata. 
Che magari esiste l'anima sublime, ma si mischia agli umori fangosi dell'essere umano, si nasconde discreta o timida, scende giù, in fondo, per lasciar spazio ad un modo pacato e poco sublime di affaccendarsi in questa vita, e poi qualche volta risale a galla.
Mi ha aperto una strada quest'uomo, fatta di una ricerca un po' impervia, tipico di tutte quelle ricerche legate all'anima e al fango.
Ma oggi ciò che sono ha radici anche in quello sguardo. 
Che ha sciolto lo zucchero filato dell'idea che avevo di me offrendomi quella verità legata all'essere umana, 
che dice dell'incanto di sapermi bassa come il fango e insieme alta come... 

...non so continuare, tante immagini alte, che appena definisco, do loro un nome, mi sembrano cadere in basso...



Oggi.
"Ciao". Ride. E mi sembra strano. Che dal gelo delle stalattiti possa uscire una risata. E che le falcate si siano fermate per un saluto. "Sei sempre con tua figlia".
"Sì". Rido.
"Cresce". Mi guarda con quegli stessi occhi azzurri ma dentro c'è una dolcezza... "E tu cresci insieme a lei".

Vorrei rispondergli, spiegargli certe cose, ma, si sa, certi sguardi rimangono sempre difficili da affrontare.







3.9.10

Pioggia nuova.

Oggi è la prima pioggia.
Quella che l'anno scorso mi faceva sentire freddo, nelle mie albe in solitaria, senza sapere cosa ne avrei dovuto fare, di fronte ad un intero lungo giorno, di tutto quel miracolo, di tutto quell'amore venuto così all'improvviso, senza preavviso, senza alcun tipo di preparazione.
Perché bisogna prepararsi alla straordinarietà dei miracoli, alla sua dose straripante e senza soste, specie se la tua vita è stata un quieto contenitore colmo d'ordinario.
Questa pioggia porta commozione, perché arriva da lontano, da un anno folle, folle di qualsiasi cosa, di estrema fragilità di fronte a cose più grandi di te, di tensioni, di nuove aspirazioni, mai volute, mai cercate e adesso necessarie, di una percezione del tempo schizofrenico che non ha eguali, insieme lento, estenuante, e velocemente cinico di fronte al bisogno di fermarsi a volerci capire qualcosa.
Questa nuova pioggia porta tutto questo e si porta via tutto questo, da qualche parte della mia memoria.
Perché oggi io e Sofia, amanti forsennate l'una dell'altra, siamo consapevoli. L'una dell'altra.
E questa consapevolezza ha cambiato qualcosa. Ci ha cambiato.
Non si può rimanere identici di fronte ad una rivoluzione.

Questa pioggia si fa memoria di quello che ho vissuto e celebra un nuovo traguardo di risvegli, di nuovi intuiti, e di nuova lentezza del cuore.
Perché ho tirato le somme e qualcosa di buono, se pur improvvisando, ne è venuto.

E poi è anche la prima pioggia di Sofia. 
Da consapevole.