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6.4.13

Ricomincio dalla strada

All'improvviso un giorno arriva l'idea brillante, quella che ha tutto dentro: l'ispirazione, le potenzialità, la passione, l'inedito.
L'idea è semplice: si basa sul fatto di riproporre il modello fantastico, immaginativo, surreale dei bambini e offrir loro la possibilità di viverlo quotidianamente.
All'inizio l'idea si è sviluppata sul metodo ormai noto e stranoto dell'imparare giocando. Ma poi, andando avanti con i miei studi ho capito che il senso del meraviglioso e della bellezza non si impara: si ha. Mi son fatta l'idea che fornire strumenti di apprendimento seppur non convenzionali rimanga nel campo del convenzionale, del sistema, dove il bambino apprende il già noto. Invece penso che si debba fornire un terreno non ancora seminato, vergine, fertile ma vuoto e che il bambino da solo semini.
Semini l'incanto, che possiede in abbondanza.

Avrei dunque giocato con le potenzialità della forma, istallazioni prese da ogni parte del mondo alte dieci metri e oltre, palloni giganti, tunnel decorati da illustratori visionari o dai bambini stessi, visionari oltremodo; oppure al contrario strutture piccole, città in miniatura, il nascosto che si sbircia da un'occhio. Effetti di luce, di suoni, di apparizioni. Pannelli digitali plasmabili quanto le idee in testa.
Insomma, il paese delle meraviglie costruito su ogni paese delle meraviglie che vive dentro ogni bambino.
Mi è stato facile reperire il materiale perché anch'io ho il mio paese e Sofia è lo specchio che lo riflette con piacere e soddisfazione.
Dunque so di essere sulla strada giusta.
Se non fosse.

30.1.11

Rincontro

A volte si incontrano persone che toccano, piacciono, o inquietano, intimoriscono, infastidiscono, attraggono, qualcosa evocano, senza una ragione, per ragione di chimica sotterranea forse, ma non logica: per un odore di troppo o di troppo poco nella trama della pelle; per voci portate addosso di storie che non appartengono e che vorremmo fare nostre oppure allontanare; o anche solo per un'andatura sbilenca, perché magari nel preciso istante di quell'incontro poteva sembrare inaccettabile quell'andatura sbilenca, oppure poteva suscitare, eccitava.

La gente della strada si incontra per caso. O forse no. Sicuramente, però, è la disposizione del caso, di come casualmente sono disposte dentro, nel preciso momento storico dell'incontro, le persone che si imbattono l'una nell'altra, perché quell'incontro poi sia come sia.

Quando diciott'anni fa lo incontrai, a dir la verità molto prima, ma ne conservo memoria da questo preciso istante in poi, io ero da poco impegnata a districarmi negli intrecci delle storie di strada fatte di ragazzini, moto e sospiri mischiati a smog; lui era alto, austero, involtato in un silenzio pieno e per me incomprensibile, tagliato solo da occhi azzurri affilati come stalattiti e da falcate veloci date alle scale di casa.
Un giorno ebbi la colpa di condividere lo smog del languore assieme alle sue figlie.
Da allora stalattiti e falcate su di me. Sempre.

Direi che quell'incontro rappresenta una delle mie prime memorie d'autocoscienza.

Sputtanata. La bambina diafana che tutti indicavano come provenuta dal mondo iperuranio, che lasciava dietro sé scie di misteri d'oltremondo, dicevano "ricorda un'orientale", che profumava di zucchero e innocenza, che guardava come se dietro ogni cosa ci fosse qualcos'altro, in realtà inalava gli scarti di strada. Si sporcava lei, e faceva sporcare.

Quest'uomo mi ha dato la prima consapevolezza di quanto l'anima sublime semprepresente possa essere una baggianata. 
Che magari esiste l'anima sublime, ma si mischia agli umori fangosi dell'essere umano, si nasconde discreta o timida, scende giù, in fondo, per lasciar spazio ad un modo pacato e poco sublime di affaccendarsi in questa vita, e poi qualche volta risale a galla.
Mi ha aperto una strada quest'uomo, fatta di una ricerca un po' impervia, tipico di tutte quelle ricerche legate all'anima e al fango.
Ma oggi ciò che sono ha radici anche in quello sguardo. 
Che ha sciolto lo zucchero filato dell'idea che avevo di me offrendomi quella verità legata all'essere umana, 
che dice dell'incanto di sapermi bassa come il fango e insieme alta come... 

...non so continuare, tante immagini alte, che appena definisco, do loro un nome, mi sembrano cadere in basso...



Oggi.
"Ciao". Ride. E mi sembra strano. Che dal gelo delle stalattiti possa uscire una risata. E che le falcate si siano fermate per un saluto. "Sei sempre con tua figlia".
"Sì". Rido.
"Cresce". Mi guarda con quegli stessi occhi azzurri ma dentro c'è una dolcezza... "E tu cresci insieme a lei".

Vorrei rispondergli, spiegargli certe cose, ma, si sa, certi sguardi rimangono sempre difficili da affrontare.







4.10.10

Il passeggio domenicale

Svago.
Distrazione.
Ho sempre trovato questi abbozzi di attività ridicoli, al limite dell'amebetizzazione, della bestialità.
Come se ci potessimo permettere di andare altrove, di perdere i nostri daffare e le nostre finalità nella mollezza dello svago indistinto e vago, del passeggio senza meta, con l'unico scopo di non avere scopi. 

Sono sempre stata un animale da sofà, da sedia, da moto immobile poggiato sui mobili perché il pensiero non ha bisogno di gambe fisiche.

Eppure da quando c'è Sofia, da quando l'ora d'aria è diventata indispensabile, sperimento sempre di più il fatto che ci sono cose che non si trovano al di qua delle trincee di casa, che magari offrono il sollievo del rito domestico escludendo però il balsamo della vita nuova venuta da fuori.
Fuori c'è l'aria di strada, il carnevale delle storie umane assortite. Non si conoscono, non ci appartengono, ma sono tutte messe qui a vista, esposte tra i passi di questa gente, i loro visi.
E basta così tanto poco per riempire gli occhi affamati di movimento.

Stasera siamo in tre, in questa città che ho abbandonato ma che mi perdona ogni volta accogliendo, come se la mia storia anonima mancasse qui, nel brulicare di centinaia di storie anonime.
Andiamo a raccogliere quello che a casa ci manca, e il solo cercarlo ci mette forza, ci ristora.
Ecco che si fa per strada, passeggiando, mi dico mentre lo faccio: si fa quello che rende l'uomo Uomo, si cerca. 

Status diversi, abiti, voci, nomi, aspirazioni diverse, migliaia di sfumature di colori accomunati dalla stessa mancanza congenita e dallo stesso bisogno di colmare.

Gli occhi febbrili di cura perlomeno ci rendono fratelli, per strada.






Incontro una Romania stanca che s'inchina mentre suona e mi commuove.

15.9.10

Spot scriptum

Scendo le scale di casa, velocissima, le guardo le scale mentre le pesto di fuga ma sono già scomparse, come se stessi scappando da qualcosa, lì in casa.
Mi infilo in macchina, i gesti di sempre ma con l'ansia dell'evasione indisturbata, metto in moto, in moto anche la musica, apro il cancello, indosso la cintura, e vado.
Adesso, mentre guido, un vado lentissimo.
Dal cancello in poi là fuori tutto è in una bolla serale e silenziosa: è per non infrangerla che vado lentamente.
La strada che percorro è deserta, una di quelle strade che accolgono come se tu fossi l'unico navigatore su questa terra, offrendoti per qualche istante maternamente l'ebbrezza dell'unicità.
Scendo dall'auto. Lo sportello chiuso suona violento.
L'impatto rompe la bolla ma la strada non si spezza: rimane serale e silenziosa. Si  rompe solo l'ansia della fuga perché ormai sono lontana da casa, le gambe appoggiate salde alla strada, e respiro
mmmmhh - ùùùh h  h   h    h
Compro il pane, è caldo, ne prendo un po', come sempre.
E torno a casa, come sempre.
Lentamente.
E più mi avvicino più vado lentamente. Sempre per questioni di fuga, ma in un altro senso.

E' stato niente. Solo 3 minuti.
Non è vero, non è stato niente. Sono stati 3 minuti, e non di vita, che la vita io ce l'ho, ma di respiro sì.

Spot di una donna affamata di tempo.





Oppure...



Aspettando che Sofia cammini.
E se possibile anch'io 30 minuti di corsa. 

7.5.10

Strada ------------------------------

E pensare che, sempre nella stessa macchina, qualche sera fa ho meditato la fuga. Pioggia scrosciante, qualche avventore eroe della spesa come me, e una strada larga, lunghissima, senza curve.

Quella che ho percorso per 30 anni. Prima in braccio, poi a piedi, a piedi con le amiche, ancora a piedi con i fidanzati, in motorino con amiche e fidanzati.
Poi in macchina. 
Da sola. 
La libertà. La liberazione. L'esplorazione senza compromessi o toni smorzati. Sola, con le mie faccende a cui dover render conto.

La strada, in macchina sulla strada, mi ha parlato subito di luoghi del vivere su cui non avevo ancora posato nessuna mia vicenda, di esperienze nascoste negli intrecci di spazi urbani ed extraurbani, di percorsi dove non avevo osato alcuna audacia, di guida della mia persona verso. Verso. La strada mi ha insegnato il movimento delle scelte verso un'intenzione e mi ha offerto il senso di appagamento della conquista.
In macchina, sospesa sulla strada ho mangiato, bevuto, letto, studiato, lavorato, dormito, fumato, sviscerato con Vì. interminabili conversazioni fino ai mal di testa, consumato l'assurdità di certi amori e la straordinarietà di altri, ho pianto, d'amarezza e di gusto, ho sfidato tutto ciò che era possibile sfidare a 180 km/h, sbattuto sportelli, tirato calci, gridato, sussurrato e sperimentato il contenuto del silenzio nell'ascoltare quello che avevo da dirmi.
Mi sono data all'evasione da certi strozzamenti di collo, e poi sono tornata; mi sono smarrita nei vicoli d'ombra delle incongruenze della mia persona, e sulla strada ho rimontato i pezzi, curva per curva, salita per salita, discesa per discesa.
Ho avuto paura.
Ho trovato le forze.
Ho avuto fretta.
Ho preso tempo di fronte alle prime e ultime vesti del giorno.
Sono caduta. Centinaia di volte. E la strada mi ha tollerata, anche da caduta.                                                                                                madre passionaria

E' in macchina, sulla strada, che le forme della mia città una sera si sono liquefatte e non le ho mai più riviste come sempre ho fatto. La sera che ho scoperto di aspettare mia figlia. Di essere diventata madre.
                                                      
Ed è in macchina che in questi giorni, io guido, guardando dallo specchietto retrovisore trovo Lè. e Sofia, ed è tutto quello che ho.

E pensare che, sempre nella stessa macchina, qualche sera fa ho meditato la fuga. Pioggia scrosciante, qualche avventore eroe della spesa come me, e una strada larga, lunghissima, senza curve.
Che ancora mi tollera se cado.