Visualizzazione post con etichetta PROGETTO. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta PROGETTO. Mostra tutti i post

6.4.13

Ricomincio dalla strada

All'improvviso un giorno arriva l'idea brillante, quella che ha tutto dentro: l'ispirazione, le potenzialità, la passione, l'inedito.
L'idea è semplice: si basa sul fatto di riproporre il modello fantastico, immaginativo, surreale dei bambini e offrir loro la possibilità di viverlo quotidianamente.
All'inizio l'idea si è sviluppata sul metodo ormai noto e stranoto dell'imparare giocando. Ma poi, andando avanti con i miei studi ho capito che il senso del meraviglioso e della bellezza non si impara: si ha. Mi son fatta l'idea che fornire strumenti di apprendimento seppur non convenzionali rimanga nel campo del convenzionale, del sistema, dove il bambino apprende il già noto. Invece penso che si debba fornire un terreno non ancora seminato, vergine, fertile ma vuoto e che il bambino da solo semini.
Semini l'incanto, che possiede in abbondanza.

Avrei dunque giocato con le potenzialità della forma, istallazioni prese da ogni parte del mondo alte dieci metri e oltre, palloni giganti, tunnel decorati da illustratori visionari o dai bambini stessi, visionari oltremodo; oppure al contrario strutture piccole, città in miniatura, il nascosto che si sbircia da un'occhio. Effetti di luce, di suoni, di apparizioni. Pannelli digitali plasmabili quanto le idee in testa.
Insomma, il paese delle meraviglie costruito su ogni paese delle meraviglie che vive dentro ogni bambino.
Mi è stato facile reperire il materiale perché anch'io ho il mio paese e Sofia è lo specchio che lo riflette con piacere e soddisfazione.
Dunque so di essere sulla strada giusta.
Se non fosse.

15.2.13

Tacchi a spillo e mutandoni

Eeehh... ma alla fine che cos'è un'idea se non un apostrofo rosa tra le parole immaginazione e azione.
E a partire da questa minchiata chiedo formalmente scusa all'intero albero genealogico dei pensatori che va da Platone a Gentile, passando per l'esimio Professor Galimberti, fino al mio personale professeur di filosofia teoretica, menzionandoli uno ad uno, come il prete a Messa con tutti i santi (ma all'ottantesimo santo, fate anche voi come me? Non vi assale un dubbio e cominciate a guardarvi attorno per cercare  telecamere di Candid Camera?)

No, è che, pensateci, un'idea può avere pure ragione ontologica, esistere di una sua propria verità sostanziale, abitare un luogo meta fisico, con le sue leggi e le sue dinamiche che non puoi modificare nemmeno se invochi tutti i santi di cui sopra (di fatto lo sperimentiamo in qualche modo, vagamente, quando, non lo so, scriviamo una storia e ad un certo punto abbiamo come l'impressione di non essere più noi ad orchestrare le dinamiche ma è la storia stessa che si sviluppa secondo un suo volere personale, una coscienza, no?); ma, in soldoni, in questo nostro luogo, un'idea prende una direzione, una e una sola, quando si cristallizza in una forma.

14.2.13

Il principe della mia vita

Vi è mai capitato di non far altro che pensare ad un progetto, ad un'idea?
Un'ispirazione che nasce in un pomeriggio qualunque e nel tempo diventa l'aria che respiri, diventa tutti i giorni che vivi?
Vi è mai capitato di vivere per un'idea e di portarvela appresso ovunque, nello stato di veglia, in quello di sogno?
Di portarvela sotto la doccia, nell'acqua, attraverso le finestre che aprite, in macchina per strada, sui piatti appena cucinati, le masticate di conversazioni tra gli amici?
Di portarvela ovunque. E di vivere due generi di sensi di colpa. Quello che ti fa dire che magari dovresti dar spazio a qualcos'altro, o a qualcun'altro all'infuori di lei, e quello che quando ti sei costretta a dare spazio a qualcos'altro, a qualcun'altro, ti senti manchevole, di un tempo che altrimenti poteva essere solo vostro.
Vi è mai capitato?
E di scoprirvi innamorate folli, come se questa vostra idea avesse carne, scoprendovi frenetiche e intolleranti fino al momento in cui non riprendete da dove avevate lasciato, riprendere a divorarvi l'un l'altro, ciascuno ispirazione e fame dell'altro.

4.12.12

Siate folli (cit.)

Dunque, vi ho lasciato con la colite a pacchi da cento.
Mi son messa sotto la doccia e mi son detta: "daaai, ma che cavolo di madre vuoi essere per Sofia... una molliccia oppure una dura, lucida, col sangue freddo, indifferente ai moti deboli dei sentimenti... e suuuu, esci le palle!"
Sì.
Sarà durata un paio di minuti. Dopotutto era una finzione. Quanto volete che duri una finzione?
E poi in macchina, mentre andavo, ho realizzato. Mi son venute in mente di tutte le volte che io e Sofia "litighiamo" e allora le dico "che fa, la cambiamo questa mamma?" e lei "no, voglio questa".
E sì, Sofia vuole questa.
Questo macello, questo casino, questa mamma che un giorno non smuove un dito e la casa è un campo di battaglia, e un altro giorno e la testimonial di tutti i detergenti del mondo. Che un giorno è un pagliaccio da circo e l'altro è un'eroina di noir.
Che un giorno ha paura persino delle foglie che cadono e soffre di colite e l'altro è un robot d'acciaio.
Una mamma, una visionaria, una donna casino. Vuole questa.
E perciò ieri ho proposto questo, quella che sono, che altro in effetti non ho.
La mia testa e le mie visioni e un centesimo in tasca.
Nient'altro.
Ma il signore che mi ascoltava diceva solo "è ambizioso".
Non si è scomposto nemmeno un secondo.
Nemmeno quando ho parlato di mongolfiere. Quelle vere.
Ripeteva "è ambizioso".
D'altronde lui fa parte di un organizzazione maestosa, quella che, per suo dna, quando si trova di fronte a follie non le chiama mai follie, le chiama ambizioni.


3.12.12

O la va o la spacca

No, niente.
Avrei voluto mettere giù qualche riga, ma niente, non ce la faccio.
È il grande giorno. La presentazione del mio progetto. Tra una manciata di ore.
Troppo poche per risolvere emotivamente quel grosso aut aut del o la va o la spacca.
Vendesi colite a prezzi stracciati.

17.11.12

Nuovo Documento di testo - Blocco note + tappo

Deve pur essere da qualche parte questo tappo.
Ma dove diavolo è?
Forse è in pancia, sì, deve essere qui, ché lo sento che sta succedendo un pandemonio. Magari adesso lì dentro si staranno azzuffando, in atto si starà consumando una rissa e io avrei la responsabilità di metter ordine, lì dentro, ordinare la coda, ma soprattutto dargli una via d'uscita.
E invece niente, rimane tutto qui dentro.
È un'ora che sto davanti a questo documento di testo, il cursore lampeggia, fermo immobile nello stesso identico punto, se lo fisso mi pare pure incazzato.
La presentazione del progetto, la mia bellissima presentazione non vuole proprio uscire.
Eppure è qui, è tutta qui, brillante, fiammante, mi pare abbia un certo non so che di stile americano, con quegli accenti un po' su di giri, esagerati, che gridano all'ispirazione, al progresso, al futuro, con le mani che si aprono in aria, un po' teatrale sì, ma per lo meno lontana dal grigiore italiano di questo ultimo tempo. Mi pare bellissima.
Eppure niente, se ne rimane in pancia, a girarsi e rigirarsi che vuole uscire.
Ma dove sarà quello stramaledettissimo tappo?  

16.11.12

In questi giorni il mio bisogno è quello di confrontarmi con donne che rispondono tutte ad un unico specifico profilo: 24 ore e tailleur con spilletta caramella mou appiccicata. 
Insomma, la donna lavoratrice e mamma.
Lo faccio attraverso la visione di una filmografia e una lettura di libri e riviste specifice naturalmente, dove però la genitorialità incasinata dal ritmo lavorativo serrato è per me un fattore marginale al momento. Mi fa talmente paura e aggiungerebbe casini non costruttivi al fine che perseguo che non me ne curo e passo. Al momento.
Quello che mi interessa è piuttosto conoscere il modo in cui queste donne abbiano trovato in sè quella forza, la grinta, il coraggio e insieme quella leggerezza, come fosse una seduta dal parrucchiere, dell'essere imprenditrici. Cerco di capire com'è fatto quel momento in cui dicono sì, lo faccio; sì, non ho paura.
Sì. Quella cosa straordinaria della vita dopo la quale indietro non ci puoi tornare più.

20.7.12

- Not found -


Ovvero: Goethe, con quella storia lì dell'audacia, aveva trascurato l'importanza di certe materie prime per la realizzazione di un progetto.


11.7.12

Salto in alto



Il punto è che ho un progetto.
No, anzi: il punto è che ho preso la decisione di dare forma e carne a questo mio progetto.
Ho preso la decisione.
No, dico, ma mi sentite? 
E non ho molte altre parole adesso, non me ne trovo in tasca, forse perché, come molti di voi colti dal sacro fuoco della creazione già sapranno, tutti i miei pensieri stanno lì, sul quel disegno, sulla forma che prenderà, su come farò a dargli esattamente il timbro e il colore di quello che ho in testa.
La cosa straordinaria è che tutto quello che ho fatto, ho amato, ho portato avanti nella mia vita fino ad adesso e che fino a qualche giorno fa sembrava una testa di medusa scollegata e amorfa, senza né capo né coda, senza ragione né senso omogeneo, adesso ha un senso. Tutto ritorna e si posiziona dentro questo progetto.
Ogni mia attitudine, intuizione, passione che ho assaggiato come se fosse solo un contorno di passaggio, adesso è diventato primo ingrediente e corpo di quello che ho in mente di fare. 
Persino quello che ho imparato a fare su questo blog in questi due anni adesso so con certezza che sarà il motore di quello che sto creando. Anzi, vi dirò, il nome scritto sulla futura insegna e relativo logo sono qua dentro già da un po' :). Sono nati per gioco, senza sapere che sarebbero diventati una specie di ossessione e il dna di questo progetto.
Io credo sia tutto uno specie di miracolo.
E più faccio conti e traccio le linee del disegno più mi rendo conto di quanto ci sia tutto di me, di quello che sono stata e ho fatto senza neanche saperlo. E ora comincio a saperlo.
E poi è chiaro: c'è Sofia. Nel senso che il tutto è disegnato su di lei, sul modo e il contenuto che voglio che viva, su quello che di grandioso e di favoloso manca in questa parte del mondo.
"Favoloso" è in effetti la nota che mi ispira e che mi muove. Funambolico, immaginativo, spettacolare, dove lo spazio e la sua bellezza faranno da scenario creativo.
Mi è stato detto che qui sarei una pioniera. Ed è un bel complimento, che un po' mi dà da pensare visto che quello che intendo mettere in piedi dovrebbe essere comune come l'aria, e un po' mi dà forza e mi motiva.
Perché mi serve adesso essere incoraggiata visto che, ovvio, l'idea, l'inventiva, la creatività, la fantasia e la passione non sono nulla se manca l'ingrediente segreto, quello che "move il sole e l'altre stelle": le palle.
Perciò, niente, a dire il vero questo è un post genere atleta che prima del salto in alto incita il pubblico a sostenerlo.
E perciò chiedo a tutti di incitarmi, magari di applaudirmi ed esaltarmi pur mentendo spudoratamente come fanno le amiche che anche quando sei uno schifo ti fanno sentire la Regina di Giordania.
Sostenetemi.
Siate anche voi le mie palle.
Ché io faccio il salto.