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23.10.13

Partly Cloudy: Il sonno della ragione genera mostri

Ogni giorno nello zainetto di Sofia trovo un disegno, fatto alla buona, velocemente, a fine giornata scolastica su un foglio A4 poi ripiegato e messo assieme ai resti della merenda. Sono disegni che non seguono il percorso didattico ma lasciano ai bimbi la libertà di esprimersi, senza guida e suggerimenti.
Stamattina, mentre preparo lo zainetto, trovo un foglio disegnato sulle due facce.


Qui la nostra artista Sofia, in arte Sofa, ha espresso, attraverso un uso rigorosissimo dell'arte concettuale, il movimento portato all'estremo e volutamente caotico di bambini, rappresentanti a pieno titolo l'epoca post-moderna del disordine psicotico, mossi unicamente da un insensato impulso a lasciar che il loro corpo infantile, espresso magistralmente dall'artista attraverso tratti sfoltiti ai minimi termini, corra senza centralità né mete all'interno di uno spazio costrittivo quale solo il foglio A4, in una grandiosa allegoria dello spazio artistico inteso come spazio vitale, si presta ad essere, 
dichiarò un cuore di mamma, dopo aver pensato "che culo!" avendo letto in alto a sinistra il titolo dell'opera scritto dalla maestra, fonte immediata di illuminazione sul significato occulto dell'opera.

17.12.12

Bellissima

Con i bambini è così: stimolano all'inverosimile la tua ghiandola pineale, ti fanno fare salti quantistici nello spirito che non avresti mai creduto di poter essere capace di fare, ma, visto che c'è sempre un risvolto della medaglia, i moti opposti ci son sempre, mentre migliori da un lato diventi uno schifo dall'altro.
Mettete me. Ho imparato, ad esempio, ad essere pratica, a far tutto veloce, a non perdere tempo, a far tre cose alla volta. Bene. L'altro risvolto della medaglia è che facendo tre cose alla volta, ho detto definitivamente addio al mio perfezionismo. Male. Una volta ero così carina, facevo tutto così straordinariamente bene, tutto, che ne so, dai pacchi regalo ai visi delle statuette in pasta di sale, passando per l'esame di bioetica, la decodifica dei testi, la scelta degli arredo con sottofondo musicale e la piastra ai capelli. Eeeeh, la piastra! Semmai "na' ciocca sì, na' ciocca no".
Insomma, ora son pratica ma sciatta. Olé.
Oppure.
Ho imparato la forza della compassione. Una volta proclamavo la pace dello spirito ma ero uno stronza. Studiavo le religioni, gli spiritualismi, le filosofie del mondo, ma le studiavo solo, mi compiacevo di tanto intellettualismo, poi però se qualcuno mi mordeva lo facevo a pezzetti. A dirla tutta facevo a pezzetti anche senza esser per forza morsa. Il sadismo mi eccitava.
Ora guardatemi: piango persino di fronte agli spot natalizi.
Un altro olè per me, grazie.

14.12.12

La scuola delle possibilità

In questo momento da qualche parte del mondo i bambini nelle loro scuole pubbliche, fascia di età 3 anni, sono in piena fase creativa. 
Io sono qui che scrivo, voi siete qui che leggete, e loro, alcuni di loro, stanno parlando quasi correttamente una, ma anche due, tre, quattro, cinque lingue che non gli sono state tramandate in automatico dal paese di appartenenza: se sono francesi parlano tedesco, se sono tedeschi parlano francese, se parlano francese e tedesco ci stanno provando col cinese.
Loro che son furbi, assieme alle loro maestre, che son furbe pure loro, hanno deciso di comune accordo che quando devono bestemmiare è meglio farlo in seconda, o terza, o quarta lingua. 
Nessuno baderà al contenuto dell'espressione, quando ad esprimere un "merda" o "che palle" o "stronzetto spara caccole" in cinese è un bambino di tre anni. Baderanno piuttosto alla ottima forma acquisita di seconda, terza, quanta, quinta lingua e daranno un buffetto sulla guancia.
Il loro è un gioco.
In questo momento da qualche parte del mondo i bambini di tre anni sono riuniti in assemblea, non solo per scegliere con quale lingua sia più conveniente prendere per il culo il resto del mondo, ma anche per decidere le sorti del mondo.

19.7.12

Chi va con lo zoppo (quello che fa "miiiiiiiii")...

Tanto per chiudere l'argomento, no: il padre di Mercoledì non è Gomez.

Piuttosto è l'unica figura che potrebbe più avvicinarsi a quella di riferimento. Rimprovera Mercoledì con il giusto tono d'autorevolezza, quello che non ammette repliche o mosse false. Ma coniuga benissimo durezza e gioco.
Ché credo sia questo il segreto per educare al meglio: stare a metà tra autorevolezza ed elasticità.
Pendere verso l'uno atteggiamento o l'altro sono convinta che tolga al genitore qualsiasi diritto ad essere riconosciuto dal figlio come individuo attendibile.
Ho cominciato ad avere fiducia nel suo modo di educare in due circostanze. Una quando, dopo giorni e giorni di malumore da parte di Mercoledì, l'ho sentita una sera ridere a gola aperta. Uno specie di miracolo. Giocava con lui.
L'altra, quando, dopo averla combinata grossa, l'ho sgridata per la prima volta senza remore e lui mi guardava lasciandomi fare, evidentemente condividendo.
Insomma, la pensiamo allo stesso modo.
E questo mi pone nei suoi confronti in una condizione di rispetto e simpatia (ego dicet :).
Una pecca: abbondanza spropositata nell'utilizzo di "miiiii" e "au!", tipici intercalare del dialetto siciliano in fase di delirio (per maggiori informazioni potete approfondire qui, precisamente al minuto 1:58).
Francamente quando Sofia ha cominciato ad usarli ho avuto timore, ché non c'è niente da fare: l'esterno condiziona.